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Trent’anni di gestione ed il loro valore, raccontati da Edoardo Brenci, presidente della Società del Teatro che ha gestito il principale attrattore culturale di Monte Castello di Vibio
Breci teatro

Economia della cultura, è quanto ho imparato a fare in trenta anni di attenzioni profuse per il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, il mio paese. “Qui si muore” fu detto ad una delle riunioni indette dal Comune nel periodo pre-riapertura del 1994. Mi sono fatto partecipe del problema che affliggeva allora, ma che oggi persiste nonostante i diecimila visitatori che il Teatro attrae ogni anno. 

La Società del Teatro della Concordia, oggi Ente del Terzo Settore, fu costituita nel luglio 1993 per la gestione proprio a seguito dell’indirizzo dato dal Comune di Monte Castello di Vibio. Dal 1997 ne sono presidente, ho gestito con il buon senso le risorse, tanto che gli avanzi di gestione hanno contributo a far fronte ai danni economici della crisi pandemica. In armonia con il Comune a norma del rapporto di convenzione, abbiamo fatto del bene culturale un attrattore internazionale. 

Se non fosse stato reso così importante, “il teatro più piccolo del mondo” per la sua caratteristica strutturale/artistica e unica, oggi non avrebbe avuto dal Ministero della Cultura un finanziamento che migliorerà l’accoglienza, la valorizzazione del bene, la funzionalità d’uso e di gestione, la sicurezza e il comfort del pubblico. Interventi che se non fatti, nel tempo portano i teatri al deperimento e alla fatiscenza. Quindi Monte Castello di Vibio si può onorare di una attenzione governativa proprio per la cultura ad onore dei principi che ispirarono le nove famiglie costruttrici del Teatro della Concordia. 

Oggi questo Restyling al Teatro storico consacra un bene inestimabile a Monte Castello di Vibio di cui tutti dovremmo esserne orgogliosi. Un intervento finanziato a costo zero per la comunità in quanto zero è il finanziamento del Comune. Mentre zero non è la sofferenza economica della Società della Teatro della Concordia, comunque soddisfatta per l’intervento, ma che si vede penalizzata a non fare attività. Il rischio è quindi di andare in deficit finanziario qualora ci siano proroghe dell’appalto e non si possa riprendere ad ottobre la gestione. 

Il “fare” di questa lunga direzione per un bene culturale mi ha fatto percepire che valorizzare “la Cultura per la Cultura” è renderla partecipata. Il turismo culturale, molto di più, rispetto ad altre forme di turismo, ha la caratteristica di muovere gente attorno a territori piuttosto vasti e per tutto l’arco dell’anno. 

I processi d’innovazione culturale che considerano la cultura come fattore di civilizzazione ed elevazione morale e spirituale dei cittadini (il turista avventore cerca i “luoghi dell’anima” come una fede imprescindibile nella sua identità umana); veicolo per l’educazione dei cittadini, strumento d’intervento per raggiungere obiettivi in vari ambiti di politiche pubbliche (da quelle giovanili agli interventi di design urbano); fattore identitario, utilizzato sia per scopi di nation-building, sia per rafforzare “l’orgoglio civico” a livello regionale e locale; fanno sì che “Il patrimonio culturale e i quartieri storici delle città possono migliorare la vivibilità, la resilienza e la sostenibilità delle aree urbane sia vecchie che nuove”. È quanto emerge da uno studio effettuato dal Dipartimento per le politiche strutturali e di coesione del Parlamento Europeo e sostenuto dalla Commissione Cultura del Parlamento stesso. 

Stante ciò, questa Associazione, ha fatto della cultura un’impresa! Con l’impegno di un team molto fattivo oggi Monte Castello di Vibio è conosciuto e presente tra i primi posti nei motori di ricerca. E questo obiettivo mi stava molto a cuore! Le attività intraprese in un vasto campo di fare economia della cultura hanno fatto registrare un impatto positivo per l’indotto con un apporto economico del 60% sui servizi offerti. Questo aspetto innovativo, che si sta diffondendo in quest’epoca digitale di regressione economica, può dare nuovo slancio e vitalità a quelle nicchie di sapere operose e instancabili non profit come la nostra Società del Teatro della Concordia tengono a valorizzare al meglio. L’aver fortemente perseguito e sviluppato i processi offerti dal web ha consentito la fruizione prima di un numero sempre più incrementale di visitatori-virtuali che poi si è riversata nell’aspetto reale di conoscenza sul posto del Teatro di visitatori-reali (singoli o gruppi organizzati), interessati ad apprezzarne le sue peculiarità storico-artistiche e sociali da ogni parte del mondo. Significativa la cifra di 410.000 euro spesa per le finalità dei tre punti statutari: 135.000 per la tutela del patrimonio costituito dal Teatro della Concordia, 165.000 per promozione arte e cultura, 110.000 per la valorizzazione del territorio. 

Ecco, quando il patrimonio è ben gestito affascina e sviluppa benessere! I soci collaboratori direttamente interessati a dare la loro opera di volontariato sono fortemente motivati nella loro partecipazione attiva; essi si adoperano per il proselitismo della vita associativa con spirito costruttivo e propositivo.

Ritengo concluso il mio impegno civico per il paese e il suo territorio. Occorre ora fare Impresa della Cultura, che promuove, sviluppa e crea sostenibilità.
Qui il video di Edoardo Brenci, significativo sul valore del bene culturale: https://youtu.be/axOhAgIJ8Rg 

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