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Siamo costretti, stante la gravità dei fatti che lo coinvolgono e che attingono – giova ribadirlo – non solo questioni squisitamente legali, ma anche di macroscopica opportunità politica, a rinnovare la richiesta di dimissioni del vicesindaco Ranchicchio.

Decenza avrebbe voluto infatti che, essendo pienamente a conoscenza della propria incresciosa situazione, il Ranchicchio si fosse astenuto dal partecipare alla recente competizione elettorale. Il sindaco Ruggiano, invece, pur essendo stato messo a conoscenza della presunta incompatibilità del suo assessore (come si evince dalle carte, durata de facto tutto il quinquennio 2017-2022) con annesse dichiarazioni mendaci, non solo non ha tempestivamente attivato, di concerto con gli uffici comunali preposti, i controlli del caso, ma lo ha addirittura promosso a vicesindaco, ritenendo che nessun’altro in Fratelli d’Italia potesse degnamente ricoprire la carica.

In capo al sindaco ricadono precisi obblighi normativi, essendo egli, assistito dalla giunta, colui che attua l’indirizzo politico-amministrativo dell’ente, nonché non meno dirimenti responsabilità di marca squisitamente politica. Responsabilità che gli chiediamo di esercitare senza ulteriore indugio, ben potendo egli, ai sensi dell’art. 46, comma 4 del TUEL, revocare le deleghe al vicesindaco Ranchicchio.

Questa vicenda rischia di creare alla credibilità degli uffici e della macchina amministrativa del Comune di Todi un danno irreparabile. Il rischio, infatti, qualora non si faccia chiarezza sui controlli e sulle procedure seguite sul caso Ranchicchio – aperto, giova ribadirlo, da alcune plurime e circostanziate segnalazioni di un privato cittadino risalenti al marzo scorso – è di vedere minati principi fondamentali come quelli di buon andamento e imparzialità dell’attività amministrativa.

Come Partito Democratico, allo scopo di ripristinare appieno la legalità delle procedure e la catena dei controlli al Comune di Todi, nei prossimi giorni incontreremo assieme agli altri gruppi di opposizione il prefetto Gradone per renderlo edotto delle molteplici implicazioni del caso Ranchicchio rientranti nelle sue competenze. Ulteriormente, è nostra intenzione valutare la possibilità di proporre la costituzione di una commissione d’indagine sulla vicenda, ai sensi dell’art. 37 del Regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale. Infine, appurato come purtroppo i controlli su quanto dichiarato nel 2017 già in un caso – quello del Ranchicchio – non abbiano platealmente funzionato, chiediamo che gli uffici preposti procedano ad una serrata verifica di tutte le autocertificazioni presentate dai membri dell’allora giunta Ruggiano attestanti l’insussistenza di cause di incompatibilità, riservandoci in tal senso di presentare alle autorità giudiziarie competenti circostanziato esposto.

Tanto per rispondere al sulfureo ed ultimamente un po’ su di giri coordinatore di Forza Italia, in questo affare c’entra molto poco il garantismo. Non ci interessano i possibili risvolti penali del caso Ranchicchio, ma il caos politico ed amministrativo che ne è seguito, purtroppo potenzialmente in grado di travolgere anche la reputazione degli uffici comunali, bene prezioso che andrebbe salvaguardato e difeso. Qui non sono in ballo questioni personali, ma principi di primaria importanza come quello di trasparenza e di imparzialità dell’azione amministrativa che non possono essere lasciati in balìa degli eventi e dell’attaccamento alla poltrona di qualche singolo amministratore.

Sindaco, la imploriamo: batta un colpo e revochi le deleghe al vicesindaco!

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