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Quali sono le potenzialità del turismo umbro? Sicuramente maggiori di quanto vengono sfruttate attualmente, ma occorre fare sistema e smetterla di pensare in piccolo
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Di quanto potrebbero crescere le presenze turistiche in Umbria? Che contributo aggiuntivo potrebbe dare al Pil l’aumento stabile dei turisti? Quanti nuovi occupati sarebbe in grado di generare il settore?

Queste sono alcune delle domande con le quali chi scrive si sta confrontando da qualche tempo nella convinzione che l’Umbria turistica ha le potenzialità e la forza per fare di più (Turismo: l’upgrading delle aspettative). Questa affermazione è generata dal fatto che la regione vanta una peculiare (e per certi aspetti unica) offerta in grado di rappresentare una valida alternativa ai luoghi di mare o di montagna.

Prima di procedere nell’analisi, però, può essere utile alla riflessione ripescare dalla cassetta degli attrezzi dell’economista qualche concetto:

Territorio turistico: quel territorio ove la domanda potenziale per il soggiorno e lo svago si trasforma in domanda pagante.

Prodotto turistico: l’insieme di beni e servizi domandato dal turista durante la sua vacanza (che può essere suddiviso a sua volta in cinque voci di spesa: trasporti; alloggio; ristorazione; attività; shopping);

Visitatori: a) Turisti: persone che a scopo di vacanza lasciano il proprio ambiente abituale per trascorrere una o più notti nel luogo visitato [1]; b) Escursionisti: persone che a scopo di vacanza lasciano il proprio ambiente abituale per meno di 24 ore.

L’elemento “durata” del soggiorno non sarebbe indispensabile sotto un profilo teorico ma, volendo cogliere gli effetti economici del fenomeno turistico, diventa un elemento centrale, visto che le tracce più visibili il visitatore le lascia domandando alloggio. Una domanda che non riguarda gli escursionisti, gli effetti del cui transito sul territorio di destinazione, alla fine, si va a confondere con le “tracce” lasciate dai residenti stessi.

I due storici pilastri del modello turistico dell’Umbria: verde e francescana

L’Umbria verde e l’Umbria francescana sono due facce di quella che è divenuta un’unica medaglia che mette a fuoco le potenzialità di una regione in grado di attrarre persone da tutto il mondo. Sono in grado di illuminare questi luoghi nei loro tratti più intimi e al tempo stesso di alimentare quell’universo narrativo che ha a che fare con il viaggio delle storie da generazione in generazione.

L’Umbria cuore verde d’Italia ha agito come un collante di qualità: ha messo insieme pezzi diversi e li ha fatti sembrare uniti da sempre. Tra i padri fondatori di questo slogan si annovera Giosuè Carducci e, agli inizi del Novecento, Carlo Faina – personaggio umbro di primissimo piano – lo utilizzò come titolo di un suo libro. Dopo il 1970, per fini di promozione turistica, la neonata Regione lo rispolverò e lo ripropose in una veste leggermente diversa: “L’Italia ha un cuore verde: l’Umbria”.

L’Umbria francescana è l’altro pilastro che caratterizza questi luoghi. Il segno lasciato dal frate di Assisi è di portata enorme e le sue tracce sono moltissime e rinvenibili in basiliche, chiese, conventi, eremi e boschi che ne segnarono i passaggi fondamentali della sua vita ricca di misticismo e, al tempo stesso, non priva di elementi di ambiguità che hanno nella sostanza reso ancora più affascinante la figura del Santo.

Gli altri pilastri

Ma l’Umbria non è solo “verde” e “francescana”. L’Umbria è molto altro. E il quadro di sintesi di seguito proposto evidenzia la sua variegata offerta.

Al netto del mare, l’Umbria può offrire ai turisti una vacanza davvero ricca di possibilità in quanto consente di costruire a proprio piacimento il giusto mix tra relax, svago, cultura, sport, ecc. Inoltre, come emerge da una recente indagine realizzata da Toluna (2021), i turisti disposti a scoprire potenzialmente la regione sono ben consapevoli dei suoi valori (Tab. 1) che, alla fine, sono quelli che fanno la differenza nella scelta di una meta turistica.

Osservando la tabella 1 con attenzione – e ovviamente consci del fatto che i sondaggi lasciano il tempo che trovano – colpisce che l’Umbria raggranella le percentuali meno gratificanti sul fronte dell’essere percepita una terra ricca di storia, arte, vini e prodotti tipici. Ma questa – inferenzialmente parlando – non è un’informazione negativa perché la regione sotto quei fronti è oggettivamente uno scrigno preziosissimo che va solo scoperto. Quindi guardando i dati da un’altra prospettiva di fatto abbiamo la misura di quanto potrebbe crescere il “cuore verde” in termini di attrattività se solo riuscisse a promuoversi meglio (Turismo 2021: l’Umbria tra primati e centralità dell’immagine).

La questione della promozione è dunque centrale e lo sanno molto bene anche i vertici regionali tant’è che forse non è un caso che oggi dietro il volto dell’Umbria c’è il più grande gruppo di comunicazione italiano nel mondo ovvero l’agenzia Armando Testa. Sta di fatto che viviamo una fase generale in sé assai complessa; dunque, per capire gli sviluppi e gli esiti delle energie profuse per lavorare in questa direzione, occorre dare il giusto tempo al corso delle cose.

In conclusione, e in attesa di poter analizzare i dati ufficiali di questa estate 2022, chi scrive, a costo di sembrare ripetitivo, vuole ribadire alcune cose: 1) l’Umbria ha tutte le carte in regola per diventare un luogo turistico decisamente più attrattivo (Il turismo prende il volo su internet); 2) a queste latitudini quello che spesso manca è la capacità di fare sistema; 3) troppo spesso si rischia di cadere nell’errore di pensare e agire in piccolo.

Nota 1
Arrivi: numero di clienti ospitati negli esercizi ricettivi nel periodo considerato.

Presenze: numero delle notti trascorse dai clienti negli esercizi ricettivi.
Permanenza media: rapporto tra il numero di presenze e il numero di registrati nel periodo preso in considerazione.

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