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Nonostante fossimo davanti a gravi fatti amministrativi riconducibili alla condotta del vicesindaco Ranchicchio, abbiamo pazientato più di due settimane confidando nel suo buon senso o, quantomeno, in quello del sindaco Ruggiano. Purtroppo, siamo ancora in attesa di un gesto di decoro istituzionale da parte del diretto interessato o del primo cittadino, il quale preferisce assumere una posizione pilatesca piuttosto che tutelare la reputazione e le casse erariali del Comune di Todi revocando le deleghe al suo vice.

Peraltro, le dimissioni, oltre a corrispondere a macroscopiche esigenze di opportunità politica e di decenza amministrativa – esigenze che sfuggono soltanto ai rappresentanti regionali e provinciali di FdI, ultimi kamikaze rimasti a difenderlo dovendo tutelare i propri scranni parlamentari in vista delle elezioni – avrebbero tolto dall’impaccio lo stesso vicesindaco, ormai poco lucido, permettendogli di impostare una difesa a tutto campo.

Ranchicchio rimane, invece, incollato alla “poltrona” evitando ogni benché minima presa di posizione e trincerandosi dietro la tesi di comodo dell’attacco personale, tesi che va narrando in una prospettiva semplicemente grottesca ed autoassolutoria dinanzi ad una vicenda che vede un amministratore comunale moroso verso l’ente che rappresenta a causa di un elevato numero di multe non pagate, fatto omesso per tramite di una dichiarazione non veritiera.

Il Partito Democratico non si erge a giudice né, tantomeno, è interessato a mettere alla gogna una persona cui ha mostrato sempre grande rispetto e solidarietà sul piano umano. Tuttavia, questa vicenda va chiarita in molti suoi aspetti, specie dal punto di vista della trasparenza e dell’imparzialità amministrative. Non è, infatti, soltanto il tema penale a meritare un approfondimento – che attiveremo nelle prossime ore presentando formale esposto alla competente Procura della Repubblica – ma va soprattutto verificato come i soggetti preposti (in primis il sindaco e il responsabile dell’anticorruzione e della trasparenza) abbiano affrontato dall’inizio la questione Ranchicchio.

Quello che è certo è che, a distanza di mesi, non hanno propiziato la doverosa conclusione della procedura di contestazione amministrativa dei fatti ai sensi dell’art. 71 del DPR n. 445/2000, con potenziale danno per mancata tempestiva messa in mora del debitore al fine di far recuperare all’erario comunale un importo rilevantissimo pari a circa 120.000 euro, cioè la somma totale dei benefici (indennità per ruolo illegalmente assunto) percepiti illegittimamente dal Ranchicchio nelle vesti di assessore in stato di incompatibilità. Riteniamo, dunque, necessario procedere in via prudenziale a segnalare questo aspetto alla Procura della Corte dei Conti, evidenziando anche il singolare fatto di una delibera di insediamento di Giunta che, piuttosto che curarsi della previsione di cui all’art. 71 e con partecipazione in posizione di conflitto di interessi del vicesindaco Ranchicchio, si è preoccupata esclusivamente di non far procedere gli uffici con le previsioni dell’art. 75 del summenzionato DPR nei confronti proprio del medesimo amministratore.

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