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A Monte Castello di Vibio gli autori Cerquaglia e Mazzi ricostruiscono gli eventi miracolosi del 1732
libro portenti

Grande partecipazione di pubblico alla presentazione del libro, commissionato dalla Confraternita dell’Addolorata, dal titolo: “La Madonna dei Portenti – Storia e devozione a Monte Castello di Vibio” di Roberto Cerquaglia e Simone Mazzi con la consulenza fotografica di Remo Albini.
L’evento, cui hanno preso parte il Sindaco e la presidente della Confraternita dell’Addolorata Antonella Gregori, si è svolto in piazza Vittorio Emanuele II ed è stato moderato dal giornalista Marco Pareti. Un’”Ave Maria” di Schubert cantata dal soprano Qianting Zhang ha aperto la cerimonia.

La pubblicazione, presentata da Mario Squadroni (Presidente della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria), racconta con rigore storico e freschezza narrativa, gli eventi accaduti nel 1732 presso la casa torre in località “Vinello” (anticamente un’abitazione privata), situata a circa due chilometri dal paese. Essa costituisce per tutti i cittadini di Monte Castello di Vibio un importante luogo di culto, meta, ogni anno, di un tradizionale pellegrinaggio che si svolge nella terza domenica di agosto. In questo luogo, secondo la tradizione popolare, nel 1732, la Madonna, dipinta sulla parete esterna di una casa agli inizi del ‘600, parlò ad un giovane ragazzo di nome Egidio Fioretti facendo nascere, fin da subito, un sentimento di profonda devozione che ancora oggi si mantiene pressoché intatto. L’affresco originario che riproduce la Madonna con in Bambino e San Carlo Borromeo, dopo il prodigio, fu staccato dalla parete e trasportato nell’antica chiesa parrocchiale del paese per essere meglio custodito e ammirato.

Squadroni, nella sua esposizione, ha evidenziando l’importanza che rivestono gli archivi parrocchiali in quanto contengono numerose informazioni relative alla vita religiosa e sociale di una comunità. Partendo dal Liber Chronicus (il diario dei parroci) le pagine del libro scorrono come fotogrammi facendo rivivere i festeggiamenti legati alle celebrazioni religiose dei centenari e degli anniversari più importanti fino agli anni Ottanta. 

All’interno della pubblicazione trovano spazio anche alcune schede sintetiche di personaggi legati alla Madonna dei Portenti nonché contributi di Don Piero Grassi (sul significato religioso delle apparizioni mariane ai giovani), dell’ing. Gabriele Prenni (sulla costruzione della chiesa parrocchiale dei SS. Filippo e Giacomo) e di mons. Nello Bertoldi (sulla figura di mons. Giuseppe Orlandi, ufficiale del Sant’Uffizio originario di Monte Castello di Vibio). 

Nella pubblicazione di Cerquaglia e Mazzi viene inoltre tracciata la storia della costruzione della chiesa parrocchiale che, a distanza di circa un secolo dal miracolo, dopo varie sollecitazioni del vescovo di Todi mons. Francesco Gazzoli, venne demolita nel 1839 e rifatta ex novo notevolmente più bella e più grande di prima, con l’aspetto quasi di un tempio, anche perché doveva custodire degnamente questo piccolo tesoro. 

Per la nuova costruzione, inaugurata nel 1851, vennero chiamati a Monte Castello i migliori architetti umbri dell’epoca: Giovanni Santini che progettò l’edificio e Nazareno Biscarini che disegnò l’altare maggiore alla cui sommità è stato poi collocato l’affresco della Madonna dei Portenti. 

Sempre nel libro vi è, infine, un’appendice dedicata ai 14 stendardi (attualmente conservati in sagrestia), realizzati nel 1943, che le contrade del territorio comunale portavano in processione non solo in occasione della festa della Madonna dei Portenti ma anche per l’inizio e la fine del mese mariano (Maggio), per Pasqua, per il Corpus Domini, per la festa dei Santi Patroni Filippo e Giacomo, ecc. 

Il miracolo del 1732 rappresentò uno spartiacque nella storia di Monte Castello di Vibio sia dal punto di vista religioso con la nascita della nuova devozione per la Madonna dei Portenti ma anche dal punto di vista delle trasformazioni urbanistiche all’interno del centro storico con la costruzione della nuova chiesa parrocchiale dei SS. Filippo e Giacomo, della nuova chiesa di S. Illuminata e del  nuovo campanile, tutte opere realizzate su progetto dell’architetto Santini.

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