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Confrontando l’andamento dell’Umbria con i valori nazionali, si evidenzia che la produttività del lavoro in Umbria è diminuita quasi a velocità doppia rispetto a quella nazionale
A stack of five rows of coins with graph dark blue background.

Misurare la dimensione del reddito nelle economie capitalistiche ha rappresentato un importante strumento a supporto dei policy makers. Anche a livello di economie locali la sua conoscenza appare importante sebbene, molto spesso, la sua natura aggregata non consente di estrapolare informazioni rispetto alle sue componenti in maniera immediata. Tutto ciò rende più complesso e articolato identificare quali fattori concorrono maggiormente alla sua composizione e portarne alla luce eventuali dinamiche in atto.

L’obiettivo di questo focus è quello di sviluppare un quadro all’interno del quale risulti possibile rivelare la dinamica del Prodotto Interno Lordo (PIL) umbro per il periodo 2000-2020 attraverso le sue componenti.
Il primo termine (PIL/OCC) esprime la produttività del lavoro, mentre il rapporto tra occupati[1] e popolazione in età lavorativa (15-64 anni) rappresenta il tasso di occupazione (OCC/PEL); infine, il terzo indicatore, dato dal rapporto tra popolazione in età lavorativa e quella totale (PEL/POP) descrive la componente potenzialmente atta a supportare l’intera collettività.

In Figura 1, Panel A, viene rappresentato l’andamento del PIL reale per l’Italia durante il periodo 2000-2020, mentre nel Panel B viene illustrato il trend della regione Umbria.

Figura 1. PIL reale italiano e umbro, 2000-2020

 

Esaminando l’andamento del Prodotto interno lordo italiano e regionale appaiono piuttosto evidenti le tre grandi crisi che hanno colpito il nostro paese negli ultimi vent’anni. La prima flessione si osserva nel periodo 2007-2008, successivamente alla crisi finanziaria dei mutui subprime occorsa negli Stati Uniti, in seguito alla quale il PIL regionale umbro ha subito una diminuzione pari al -7.6 per cento in termini reali. L’Italia ha registrato una decrescita intorno al -5.6 per cento. Conseguentemente alla crisi del settore dei mutui residenziali statunitensi numerosi istituti di credito italiani, nel periodo 2010-2011, hanno continuato a sperimentare gravi sofferenze. Tali problematiche sono state arginate da massicci interventi pubblici, i quali hanno ulteriormente aggravato gli squilibri della finanza pubblica. Tutto ciò si è tradotto in un’ulteriore battuta d’arresto per la crescita del PIL italiano e umbro. Negli ultimi mesi del 2019, in seguito alla pandemia generata dal virus SARS-CoV-2, riscontriamo l’ultima delle tre grandi crisi che hanno interessato il nostro paese nell’ultimo ventennio.

Focalizzandoci sull’Umbria notiamo come il PIL nel periodo 2000-2020 sia diminuito ad un tasso reale pari al -0.74 per cento annuo. Guardando la Figura 1 – Panel B – si evince piuttosto chiaramente come l’economia umbra abbia registrato le migliori performance nel periodo antecedente la crisi finanziaria del 2007-2008, esibendo un tasso di crescita annuo per l’intervallo temporale 2000-2008 pari a +0.45 per cento.[2] Contrariamente nel periodo 2009-2020, al netto di alcuni anni leggermente superiori alla media regionale, il PIL umbro ha manifestato un tasso di crescita negativo intorno al -1 per cento annuo. Un risultato esacerbato in seguito alla pandemia mondiale occorsa nell’anno 2020. Tuttavia, considerando solo il periodo 2009-2019, il PIL umbro decresce del -0.37 per cento annuo, risultando confermata la dinamica relativa al calo di lungo periodo del PIL regionale.[3]

La dinamica delle componenti del PIL Umbro

Produttività del lavoro
Nell’analisi macroeconomica la produttività del lavoro misura l’efficienza con cui si impiegano le risorse umane nel processo di produzione. Tale concetto risulta strettamente collegato alla crescita economica, alla competitività e al tenore di vita all’interno di un’economia. Pertanto, un incremento della produttività del lavoro può condurre a un accrescimento del reddito e conseguentemente ad un miglioramento del tenore di vita.
Nella Figura 2 sottostante viene comparata la produttività del lavoro italiana rispetto a quella umbra.

Figura 2. Produttività del lavoro italiana e umbra, 2000-2020

Note: la produttività viene calcolata come il rapporto tra il PIL reale e il  numero di occupati
Fonte: Elaborazione AUR su dati ISTAT

Osservando la Figura 2 notiamo che la produttività in Italia e in Umbria si trova su un percorso declinante da almeno due decenni. Per l’intero periodo d’analisi 2000-2020, la produttività del lavoro in Umbria è diminuita quasi a velocità doppia rispetto a quella nazionale. Dati alla mano registriamo un calo a livello regionale pari al -0.85 per cento annuo, mentre per quanto riguarda il sistema paese annoveriamo una riduzione più contenuta pari al -0.44 per cento annuo.[4]

Il peggioramento della produttività del lavoro umbro è ascrivibile a investimenti insufficienti e inadeguati compiuti negli ultimi vent’anni. Nei due decenni passati l’Umbria ha conosciuto un netto calo dell’accumulazione del capitale. Sulla scarsa accumulazione di capitale ha inciso la difficoltà del tessuto economico regionale a indirizzarsi verso settori a più alto contenuto tecnologico e di innovazione.[5]

Tasso di occupazione

Crescita economica e occupazione sono due concetti strettamente correlati, con la prima che contribuisce a creare nuovi posti di lavoro, i quali serviranno a perpetuare il processo di sviluppo economico. Pertanto, il tasso di occupazione rappresenta un valido indicatore per misurare lo stato di salute di un’economia.
Nella seguente figura viene messo a confronto il tasso di occupazione umbro con quello italiano.

Figura 3. Tasso di occupazione italiano e umbro, 2000-2020

Note: il tasso di occupazione è dato dal rapporto tra il numero di occupati e la popolazione in età lavorativa (15-64 anni)
Fonte: Elaborazione AUR su dati ISTAT

Nell’intervallo temporale 2000-2020 il tasso di occupazione umbro presenta un valore medio largamente superiore rispetto a quello italiano, registrando uno scarto con quest’ultimo di circa 5.2 punti percentuali. Tale performance positiva del mercato del lavoro umbro non deve fuorviarci in merito al giudizio relativo allo stato di salute di quest’ultimo perché si deve tener conto della qualità del lavoro stesso e dei livelli retributivi. Per una valutazione più accurata riportiamo nelle Figure 4 e 5 i valori assoluti relativi al numero di occupati e al numero di persone in età lavorativa (15-64 anni).

La Figura 4, nel periodo 2000-2020, evidenzia un incremento nel numero delle persone occupate in Umbria pari al +0.13 per cento annuo.[6] Per quanto riguarda la popolazione in età lavorativa interpolando i dati in Figura 5 osserviamo una lieve decrescita.[7] L’andamento della popolazione in età lavorativa manifesta due direzioni diametralmente opposte pre e post 2010. Questo perché nei primi due lustri degli anni Duemila l’importante flusso migratorio in entrata di persone giovani comprese nella fascia d’età 18-39 anni ha contribuito ad “alleviare” l’invecchiamento della popolazione e conseguentemente la fuoriuscita di quest’ultime dal mondo del lavoro. In seguito, il fenomeno non solo si è attenuato ma addirittura invertito registrando un deflusso sia di umbri verso l’estero che di stranieri verso altre aree dell’Italia.[8]

Figura 4. Occupati (15-64 anni) in Umbria, 2000-2020

Mettendo a confronto la Figura 3 con le Figure 4 e 5 siamo in grado di comprendere come il tasso di occupazione venga influenzato dal rapporto tra le sue componenti. Osservandone l’andamento distinguiamo tre differenti fasi e altrettanti intervalli temporali. Il periodo 2000-2008 corrisponde alla prima fase di crescita del tasso di occupazione. Durante la seconda fase occorsa tra il 2009 e il 2014 registriamo una decrescita, mentre per gli anni 2015-2020 annoveriamo un nuovo incremento.

Nella prima fase possiamo effettivamente parlare di una buona performance del mercato del lavoro umbro, in quanto la crescita del tasso di occupazione è stata guidata da un aumento preponderante degli occupati rispetto a quello della popolazione in età lavorativa.[9] Situazione opposta nel periodo 2009-2014 dove il decremento degli occupati risulta più marcato rispetto alla effettiva riduzione della popolazione in età da lavoro.[10] Nella terza e ultima fase nonostante una nuova crescita del tasso di occupazione non giudichiamo in maniera positiva la prestazione del mercato del lavoro umbro, poiché l’avvenuto incremento è attribuibile alla riduzione della popolazione in età lavorativa piuttosto che ad un effettivo incremento di persone impiegate.

Composizione della popolazione

Gli indici di ageing sono in aumento sia a livello umbro che a livello nazionale. Le dinamiche demografiche hanno giocato, e giocano tuttora, un ruolo centrale nel dibattito sulla crescita economica. Rispetto al recente passato, l’attenzione si è spostata dalla crescita della popolazione al cambiamento nella sua composizione per età. L’importanza di indagare la composizione per età della popolazione risiede nel fatto che le abitudini, i comportamenti, e le preferenze degli individui variano con il passare degli anni; conseguentemente il mutamento della struttura per età può influire sulla prestazione economica di un paese o di un territorio.

Nella Figura 6 osserviamo il trend della popolazione umbra dal 2000 al 2020. Si evince piuttosto chiaramente come a partire dal 2012 la popolazione si stia riducendo anno dopo anno.

Figura 6. Popolazione totale umbra, 2000-2020

Fonte: Elaborazione AUR su dati ISTAT

Seguendo l’approccio di Amidei et.al., possiamo esprimere il contributo demografico a livello contabile utilizzando un indicatore definito demographic dividend. Tale indicatore è pari alla differenza tra il tasso di crescita della popolazione in età da lavoro (15-64 anni) e la popolazione complessiva.

Per l’Umbria registriamo un demographic dividend negativo[12], il che segnala un contributo demografico sfavorevole. Tutto ciò si traduce nella riduzione della quota di popolazione in età lavorativa (15-64 anni) rispetto al totale.

Il PIL umbro nel periodo oggetto d’analisi si è notevolmente ridotto, passando dai quasi 24 miliardi di euro del 2000 agli attuali 20 miliardi nel 2020. Dalla sua scomposizione, questa tendenza alla diminuzione sembra essere attribuibile principalmente agli indicatori della produttività e della composizione della popolazione in età da lavoro. Il recupero di produttività presuppone in primis un rafforzamento degli investimenti verso l’istruzione e l’innovazione digitale e tecnologica delle imprese e, più in generale, un miglioramento infrastrutturale che l’attuazione dei progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dovrebbe apportare alla regione Umbria. Per il secondo indicatore di criticità di lungo periodo, si dovrebbero innescare meccanismi demografici che abbiano effetti positivi compensativi rispetto all’invecchiamento della popolazione, effetti che possano condurre ad un second demographic dividend. Nel contesto umbro, si possono evidenziare perlomeno tre fattori in grado di avviare un processo di second demographic dividend: l’allungamento della vita lavorativa, l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, e il miglioramento nella dotazione di capitale umano della forza lavoro.

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