Le performance regionali, secondo lo studio di Crea Sanità, collocano l’Umbria tra le regioni al di sotto della media della prestazioni
Surgeon cutting cotton from scissor in operation room at hospital

Il progetto “Le Performance Regionali”, promosso da C.R.E.A. Sanità, sin dal 2012 si è proposto di fornire un contributo alla definizione delle politiche sanitarie e sociali, con la finalità ultima di promuovere miglioramenti nelle opportunità di tutela socio-sanitaria (intesa in senso lato) offerte nei diversi luoghi di residenza regionale.

L’indice unico di Performance viene determinato sulla base della metodologia svilup­pata da C.R.E.A. Sanità, per:
•Individuare le aree “qualificanti” nella valutazione dei servizi socio-sanitari;
•Individuare le Dimensioni di Performance (ad oggi Equità, Esiti, Appropriatezza, Innovazione, Esiti e Sociale);
•Individuare gli indicatori che le rappresentano;
•Esprimere (mediante un processo di elicitazione) le proprie preferenze (ovvero i “pesi” attribuiti ai singoli indicatori e Dimensioni di valutazione, nonché le pos­sibilità di “scambio” fra di essi).

La valutazione 2023 delle Performance regionali, in tema di tutela socio-sanitaria of­ferta ai propri cittadini residenti, oscilla da un massimo del 59% (fatto 100% il risultato massimo raggiungibile) ad un minimo del 30%: il risultato migliore lo ottiene il Veneto ed il peggiore la Calabria.
Dalle valutazioni, quindi, si evince come, a parere del Panel, le Performance regionali risultino ancora significativamente distanti da una Performance ottimale.

Il divario del ranking fra la prima e l’ultima Regione è rilevante: quasi un terzo delle Regioni non arriva ad un livello pari al 30% del massimo ottenibile. Tre Regioni, tutte del Nord-Est, sembrano avere livelli complessivi di tutela significativamente migliori dalle altre: Veneto, P.A. di Trento e P.A. di Bolzano superano la soglia del 50% (rispettivamente 59%, 55% e 52%).

Nel secondo gruppo, troviamo cinque Regioni, con livelli dell’indice di Performance compresi tra il 47% e il 49%: Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Lombar­dia e Marche.
Nel terzo gruppo troviamo Liguria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Molise, Valle d’Aosta e Abruzzo, con livelli di Performance abbastanza omogenei, ma inferiori, compresi nel range 37-43%.
Infine, 6 Regioni (rosso), Sicilia, Puglia, Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria, hanno livelli di Performance che risultano inferiori al 32%.

Fabio Paparelli, consigliere regionale del Partito democratico e membro della Commissione sanità dell’Assemblea legislativa, è molto critico con la Giunta Regionale alla luce del rapporto: “A ben guardare, alcuni fattori certificano un fallimento politico di questa Giunta Regionale, prima ancora che gestionale. Pensiamo al triste risultato conseguito in base al livello elevato di persone che in Umbria rinuncia alle prestazioni sanitarie (per motivi economici, distanza, liste d’attesa, orari scomodi) con un Cup regionale che ha contribuito a generare turismo sanitario interno nel migliore dei casi e con le prestazioni a pagamento offerte dai privati cresciute a dismisura, con notevoli diseguaglianze sociali. Sotto la media nazionale c’è anche il numero di persone deboli a rischio o prive di adeguati interventi di integrazione sociale. Troppo pochi sono risultati anche gli anziani trattati attraverso l’assistenza domiciliare integrata (ADI). Tutto ciò è la riprova che, in questa regione, il sistema di welfare e di coesione sociale è ormai saltato. Chi sta peggio ha perso progressivamente le tutele, i sostegni, gli aiuti e le cure, che, in altre regioni, vengono assicurate. Non va meglio in ambito gestionale. L’Umbria risulta insufficiente quando si parla di tasso di attuazione del Fondo Sociale Europeo, di spesa sanitaria standardizzata e di sforamento del tetto di quella farmaceutica”.

L’assessore regionale alla sanità Luca Coletto si è difeso affermando che secondo Crea l’Umbria è tra i primi in Italia sulle tecniche mini-invasive, sull’indice di implementazione della rete oncologica e sugli screening.

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