È assolutamente preoccupante l’aumento, nel nostro Comune, del numero di persone, giovani e non, che fanno ricorso all’uso di sostanze stupefacenti. La situazione è veramente allarmante, come chiunque viva il proprio comune può facilmente verificare: proliferazione di qualsiasi tipo di droga, da quelle sintetiche per lo sballo momentaneo, a quelle più pesanti; dalle metanfetamine all’eroina.
A cadere in questa tela di ragno, che invischia inesorabilmente chiunque si avvicini, non solo i giovani adolescenti in crisi di identità o coloro che non sono integrati nella società, cosa che rappresenta già un enorme problema, ma anche persone adulte ed, apparentemente, ben inserite nel nostro contesto sociale.
I dati più preoccupanti riguardano l’uso di cocaina: diffusissima in tanti ambienti, viene consumata sia sporadicamente, sia abitualmente e con una certa frequenza nei più svariati contesti, da giovani e meno giovani di qualunque realtà sociale e professionale.
Questa proliferazione è favorita dall’errata percezione che l’assunzione di questo tipo di droga permetta di mantenere una vita normale, mentre è assodato, in realtà, che distrugga i tessuti cerebrali e trasformi la personalità dei soggetti che ne fanno uso.
Purtroppo, torna a crescere anche il consumo di eroina nel nostro Comune: sebbene i numeri attualmente siano minori di quelli relativi alla cocaina, non può non destare grande preoccupazione il fatto che siano in aumento trattandosi, in questo caso, di una sostanza che spesso ha conseguenze devastanti per il futuro di coloro ne fanno uso e in molti casi anche per le loro famiglie.
La riflessione che scaturisce da questa lettura non può non portare a due interrogativi imprescindibili. Il primo è se i servizi presenti sul nostro territorio siano adeguati per far fronte al disagio che emerge da questa situazione. Ci sono nel nostro Comune strutture e operatori sociali capaci di affrontare queste problematiche?
Si è pensato ad un progetto strutturato capace di compiere interventi significativi, con personale che abbia una specifica preparazione e con risorse adeguate? Esiste un adeguato servizio per assistere, anche a domicilio, le persone più fragili, soggetti in difficoltà o con disagio psichico? Ci sono operatori incaricati di accompagnare coloro che sono seguiti dal Sert, la cui riabilitazione non può chiaramente limitarsi alla somministrazione di palliativi che accompagnino verso la disintossicazione?
La presenza di queste figure è fondamentale anche per capire quali siano le ragioni profonde del disagio che porta ad avvicinarsi al consumo di stupefacenti; cercare di individuare cosa scateni la necessità è prioritario per poter prevenire le disastrose conseguenze dell’uso di droghe.
E, proprio parlando di prevenzione, nasce il nostro secondo interrogativo: che cosa stiamo offrendo ai giovani marscianesi per evitare che siano vittime di questo sistema? Sappiamo benissimo che il problema non riguarda solo le fasce di età più giovani, ma la mancanza cronica di luoghi di aggregazione nel nostro Comune certamente non favorisce un sistema “sano” di associazione tra i ragazzi.
Cosa abbiamo creato in questi anni per dare ai nostri giovani spazi adeguati alle loro necessità? Stiamo dando a queste persone, che rappresentano il nostro futuro, la possibilità di essere soddisfatti della loro vita, di realizzare i propri talenti? Stiamo creando un sistema che, affiancando scuola e famiglie, li educhi a trovare soddisfazione in attività alternative all’uso di sostanze?
Non rappresentano di certo la soluzione di questo problema le trovate pubblicitarie come quella del fornire le armi alla polizia locale quando i centri dello spaccio e i contesti criminogeni sono sotto gli occhi di tutti. Questi interrogativi ce li siamo posti da molto tempo, ma dopo il periodo pandemico, pieno di sofferenza e solitudine, sono diventati sempre più pressanti.
Non esistono soluzioni definitive, ma molte iniziative integrate che possono erodere lo spazio dove prolifera questo fenomeno; pensiamo alla creazione di luoghi associativi comunali per i giovani, ad una forte e autorevole pressione sulle istituzioni sanitarie per un aumento degli investimenti e delle risorse nel campo della cura al disagio psichico, ad un programma culturale capillare che spinga la collettività a vivere i propri spazi sociali senza arretrare rischiando di lasciare il campo, così, a ghetti di disagio destinati al reclutamento delle nuove leve dell’esercito dello sballo.








