Cinque i giovani che per la festa del Patrono salgono sul campanile di San Fortunato per dar voce, con forza e corde, ai sacri bronzi: la più antica, è del 1286 ed è detta Campana di Jacopone
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A Todi la festa del Patrono è scandita non solo dai festeggiamenti ma anche da un segnale sonoro: quello delle campane del campanile di San Fortunato, che tornano a suonare,  appunto, una sola volta all’anno.

Visibile come punto di riferimento dai Monti Martani ai Monti Amerini, il Campanile di San Fortunato è il punto di riferimento per eccellenza dello skyline di Todi.
La sua guglia sormontata dall’Aquila è ben riconoscibile da Perugia e da buona parte dell’Umbria. L’altezza e le dimensioni delle sue campane rendono il suono udibile per chilometri.
Cinque sono le campane che alloggiano sul campanile e non è noto nei secoli quante se ne sono avvicendatte.
La più antica, oramai sbeccata e non più funzionante è del 1286 ed è detta Campana di Jacopone. Posta in alto rispetto alle altre campane, ricorda a Todi la sua storia: sotto i suoi rintocchi hanno sfilato in processione Papi, Principi e Duchi e il suo suono ha scandito il ritmo della vita di Jacopone da Todi.
Le altre 4 campane sono  tutt’ora in funzione. Le due campane più piccole, della seconda metà del 1600, eseguono la melodia secondo quel modo di suonare della tradizione Umbra detto rinterzo, che viene completato dal campanone, fuso nel 1923 a spese della Città di Todi e donata al Tempio.
La campana mezzana, troppo grande per suonare nel normale concerto, era destinata al mezzogiorno ed a scandire l’orario di ingresso e uscita a scuola nel Liceo Jacopone.
Negli anni le campane sono state meccanizzate con vari orologi fino all’odierno castello ormai in rovina. Ancora è ben individuabile sia il meccanismo dell’orologio settecentesco, sia il sedile del campanaro, usato per gestire il concerto in maniera più comoda durante le lunghe giornate passate sul campanile nel periodo della festa e per ripararsi dal freddo e dal vento.
Ad oggi un gruppo di giovanissimi tuderti – Giorgio Tenneroni, Leonardo Spina, Paolo Sargeni, Luigi ed Alberto Tinarelli – ogni anno, in occasione della Festa del Santo Patrono, rinnovano la tradizione salendo sul campanile per dar voce, a mano, con forza e corde, ai sacri bronzi.

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