Ricorrono ormai sessant’anni dal completamento dell’Autostrada del Sole inaugurata ufficialmente il 4 ottobre 1964 alla presenza del Presidente del Consiglio Aldo Moro.
Prima di questa data occorrevano due giorni di viaggio per coprire la distanza tra Milano e Napoli, perdendosi tra strade provinciali ed urbane. Da quel giorno, invece, s’impiegarono soltanto otto ore per percorrere i 755 km in cui si distende il tratto autostradale.
La discussione sul suo tracciato nel tratto Firenze – Roma fece, però, discutere a lungo gli umbri che proposero il cosiddetto percorso “Umbro – Sabino”, anziché quello previsto in partenza e che poi, come ben sappiamo, prevalse anche per un interessamento non casuale dell’on. Amintore Fanfani (originario di Arezzo) passante per Chiusi e lambendo solamente la nostra regione in prossimità di Fabro, Orvieto e Orte.
Gli umbri, in sostanza, in quel tempo, spingevano affinché la costruenda autostrada, giunta ormai nella zona di Sinalunga, deviasse decisamente verso il Trasimeno, proseguisse verso Marsciano, Fratta Todina, Monte Castello di Vibio e Todi, scendesse fino a passare tra Terni e Narni e quindi, inoltrandosi nella Sabina, arrivasse a Fiano Romano nei pressi di Roma nord. Alcuni residenti di Fratta Todina e Monte Castello ricordano che, allo scopo, i loro terreni erano già stati “picchettati” con la scritta: “Autostrada del Sole”…..
Secondo i proponenti questa variante al tracciato rispondeva maggiormente a ragioni di ordine geografico, storico, politico, economico, artistico e turistico.
Ci furono almeno sei anni di interminabili discussioni sui territori e in Parlamento fra tutte le forze politiche e sociali. L’onorevole Giuseppe Ermini (D.C.) pronunciò in favore della causa un appassionato discorso alla Camera nel 1958 ritenendo che il tracciato umbro sabino meglio rispondesse alle esigenze di vita delle popolazioni attraversate. Nella risposta, piuttosto vaga, del Ministro dei Lavori Pubblici, Giuseppe Togni, all’on. Ermini non venne chiusa subito la porta alle legittime aspirazioni della popolazione umbra facendo intendere che sarebbero state valutate seppure “allo scopo di comporle ed armonizzarle al massimo possibile ….. nel superiore interesse della collettività e dei motivi che hanno ispirato l’opera stessa”: un modo come un altro per prendere tempo e non scontentare nessuno.
In assenza della regione (la loro istituzione avvenne solo nel 1970) anche i consigli comunali presero posizione. Nella primavera del 1958, ad esempio, a Monte Castello di Vibio (il sindaco era il socialista Teodoro Coletti a capo di una maggioranza PCI-PSI) venne portato in discussione in consiglio comunale un ordine del giorno “Affinchè l’Autostrada del Sole venga costruita nel tratto Umbro-Sabino”.
I consiglieri montecastellesi auspicando il buon senso degli organi governativi chiesero che: “Questa nostra regione sia una volta per sempre considerata quale organo produttivo e non avulso dal resto della nostra Nazione e possa dare, attraverso questo riconoscimento tutta la sua opera fattiva nell’interesse della regione e in special modo per ridarle vita e prosperità”.
L’ordine del giorno, approvato all’unanimità, si concludeva con una nota polemica precisando che l’appello era diretto “contro coloro che discriminando in nostri interessi, facilitano una soluzione inadatta e non rispondente all’economia e alla viabilità nazionale”.
A Perugia venne costituito un agguerrito comitato per sostenere le ragioni del tracciato umbro sabino e, nel 1961, furono organizzati uno sciopero generale, varie manifestazioni, parate e cortei di automobili e camion. E non mancarono neppure le polemiche interne, con accuse di strumentalizzazioni della vicenda, fra i soggetti politici e sindacali coinvolti.
Il giorno dopo lo sciopero, comunque, un documento che chiedeva il tracciato auspicato fu inutilmente consegnato all’allora ministro dei Lavori Pubblici, Benigno Zaccagnini. Ma non se ne fece nulla e l’autostrada seguì il percorso tracciato fin dall’inizio, ovvero per la Val di Chiana trascurando del tutto le esigenze di sviluppo dell’Umbria.










