La costruzione dell’ascensore nella zona dei Giardinetti, nel cuore del nostro centro storico, rappresenta un danno irreparabile al paesaggio e un grave spreco di risorse pubbliche. La scoperta di importanti reperti archeologici al di sotto del sito ha comportato il blocco dei lavori, dimostrando come il progetto sia stato avviato senza la dovuta attenzione né un’adeguata valutazione dell’impatto ambientale, storico e culturale.
La nostra città, da sempre simbolo di bellezza e armonia architettonica, si trova oggi a fare i conti con una costruzione che oltraggia il suo patrimonio artistico e paesaggistico.
A suo tempo, il Circolo del Partito Democratico di Todi-Centro si era appellato ai consiglieri regionali del Partito Democratico affinché venisse presentata un’interrogazione per fermare la costruzione dell’ascensore. Tuttavia, nemmeno questo intervento istituzionale è stato sufficiente per bloccare un progetto palesemente inadatto e dannoso.
Dopo questi anni di amministrazione della destra, guidata dal sindaco Ruggiano, ciò che resterà nella memoria collettiva saranno tre gravi disastri che segnano profondamente l’immagine e la vivibilità della nostra città:
1. Lo smantellamento dell’ospedale di Pantalla, che ha privato la comunità di un servizio sanitario essenziale.
2. La possibilità di costruire un inceneritore nel nostro territorio. Ruggiano è stato l’unico sindaco a dichiarare pubblicamente di voler ospitare un inceneritore nel proprio comune, una scelta potenzialmente devastante per l’ambiente e per la salute dei cittadini.
3. Il deturpamento del paesaggio del centro storico con la costruzione di un ascensore inutile, visivamente e architettonicamente invasivo, che non garantisce neppure l’accessibilità alle persone con disabilità fisiche e motorie. Invece di eliminare le barriere architettoniche, questa struttura ne crea di nuove, escludendo chi avrebbe dovuto essere il primo a beneficiarne.
Todi merita un’amministrazione che sappia tutelare il suo patrimonio culturale e paesaggistico, mettendo al centro le vere esigenze della comunità.
È tempo di cambiare rotta.








