Sabato 22 novembre, alle ore 11:30, verrà presentato presso la Sala Affrescata del Museo Pinacoteca, “L’Ospedale Santa Caterina delle Ruote di Todi. Secoli XV-XVIII. Assistenza Locale e dipendenza da Siena”, a cura di Caterina Buoiano, edito nella collana Quaderni del Volontariato di Cesvol Umbria con il supporto di Etab La Consolazione.
La genesi di tale istituzione va ricondotta alla fine del Trecento, in un contesto storico in cui la società comunale e le confraternite religiose promuovevano con crescente intensità opere di carattere assistenziale. L’ospedale di Santa Caterina, che può essere considerato il diretto antecedente dell’Ospedale degli Infermi attivo fino all’età contemporanea, venne istituito per volontà testamentaria del notaio tuderte Lorenzo di Leone di Manne. Alla conclusione della sua esistenza terrena, egli destinò una parte consistente del proprio patrimonio alla creazione di un ente ospedaliero che avesse carattere di stabilità e finalità di pubblica utilità, garantendo così sostegno materiale e spirituale ai cosiddetti pauperes Christi.
Lorenzo di Leone, probabilmente appartenente alla famiglia dei Leoni, rappresentava una delle figure di maggior rilievo della Todi tardo-medievale. Appartenente a quell’aristocrazia mercantile che aveva contribuito in modo significativo allo sviluppo economico e politico della città, svolse la propria attività di notaio tra il 1378 e il 1420, come attestano i protocolli notarili conservati presso l’Archivio Vescovile di Todi. La sua personale devozione a Santa Caterina e i solidi rapporti intrattenuti con Siena – in particolare con l’Ospedale di Santa Maria della Scala, uno dei più influenti d’Europa – testimoniano la sua funzione di intermediario tra le due realtà urbane, nonché il ruolo che le relazioni intercomunali ebbero nell’orientare la nascita e l’organizzazione dell’istituzione tuderte.
Un apporto determinante alla ricostruzione della vicenda storica dell’Ospedale è stato fornito dalla documentazione custodita presso l’archivio dell’ETAB La Consolazione, Ente che raccoglie l’eredità giuridica e patrimoniale delle più antiche Opere Pie della città e che fu originario titolare dell’Ospedale. Le carte archivistiche consentono di seguire le vicende dell’istituzione dal XV al XVIII secolo, restituendone le dinamiche amministrative, le modalità di gestione e le funzioni assistenziali, collocate all’interno del più ampio quadro della storia sociale e religiosa di Todi.
In tale prospettiva, il lavoro pubblicato si pone in dialogo con altri studi recenti sul medesimo tema. Tra questi, merita particolare menzione il volume di Filippo Orsini, Direttore dell’Archivio Storico di Todi, dal titolo “Una nobilissima opera di mente e di cuore. L’Ospedale degli Infermi di Todi tra storia e cronaca” (2023), anch’esso edito per la collana Quaderni del Volontariato. Le due ricerche, pur con approcci differenti, condividono l’intento di restituire centralità a un’istituzione che ha profondamente segnato la storia cittadina, offrendo un contributo complementare alla ricostruzione delle sue vicende.
L’analisi delle fonti permette infatti di delineare un profilo complesso e articolato dell’Ospedale degli Infermi, che appare non solo come luogo di cura e di accoglienza, ma anche come nodo strategico di rapporti istituzionali e strumento di organizzazione della solidarietà cittadina. Si tratta di un’eredità che, pur inscritta nei limiti e nelle pratiche del proprio tempo, testimonia l’esistenza di una tradizione di attenzione verso le fasce più deboli, tradizione che costituisce un tratto distintivo della storia sociale tuderte.








