Il Gruppo Consiliare del Partito Democratico esprime la propria netta contrarietà alla decisione della destra di intitolare una strada a Sergio Ramelli, proposta avanzata dal Consigliere Comunale Nulli (esponente di CasaPound Italia e di Todi Tricolore) e approvata coi soli voti della maggioranza nell’ultimo Consiglio Comunale.

Il problema non è, semplicemente, l’intitolazione in sé, quanto il modo in cui viene fatta: questa scelta, infatti, ignora completamente il contesto storico complesso degli anni Settanta, anni di bombe e piombo segnati da violenze politiche diffuse e da una società profondamente lacerata, dove ragazzi innocenti sono finiti sparati o con il cranio sfondato perché tenevano in tasca un giornale di un certo tipo o vestivano in un certo modo. In questo senso, l’intitolazione in questione rischia di trasformare la memoria di Ramelli in uno strumento politico usato come una clava per alimentare divisioni, anziché per promuovere una riflessione matura e condivisa.

Ricordare Ramelli è doveroso, ma la memoria dovrebbe servire a costruire ponti, non muri. Walter Veltroni, ad esempio, nel suo impegno da sindaco di Roma, ha cercato di fare proprio questo: ricucire quegli strappi dolorosi del nostro recente passato violento attraverso un lavoro di riconciliazione e inclusione, intitolando vie non solo a vittime di sinistra uccise dalla violenza neofascista come Walter Rossi e Valerio Verbano (di cui non si conoscono ancora i nomi degli assassini), ma anche a giovani di destra come i fratelli Mattei, Paolo Di Nella e, per l’appunto, Sergio Ramelli, creando momenti pubblici di incontro tra le famiglie – storico l’abbraccio tra Giampaolo Mattei e Carla Verbano – per superare l’odio che aveva dilaniato il nostro Paese.

Purtroppo, la scelta dell’Amministrazione Comunale di Todi ignora questa lezione e si limita a una narrazione monca e tossica che rischia di alimentare nostalgie neofasciste, creando un pericoloso terreno di strumentalizzazioni. Non possiamo permettere, però, che la città diventi teatro di apologie di odio e violenza.

Respingiamo, dunque, con forza queste forzature che non restituiscono dignità e pluralità alla memoria e sfidiamo la maggioranza a un impegno più alto: non un semplice atto simbolico ad uso e consumo della propaganda, ma un vero percorso di memoria condivisa e di superamento dell’odio, che coinvolga le scuole, la società civile e le famiglie delle vittime, riconoscendo tutte le vittime di quegli anni, senza selezioni ideologiche o manipolazioni strumentali.

Todi merita scelte che uniscano, che rispettino la Costituzione e il valore antifascista della nostra storia, non che dividano o siano usate come strumento di propaganda politica.

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