Sembra incredibile dover tornare, ancora una volta, sulla questione dei crocifissi nelle scuole. Le spiegazioni sono già state fornite in modo chiaro ed esaustivo, ma a quanto pare c’è ancora qualcuno che preferisce lanciare ombre inesistenti pur di sollevare un caso politico.
Nell’ultima seduta del Consiglio, le consigliere della Lega, Mele e Monni, hanno presentato una mozione “per il ripristino del crocifisso nelle aule scolastiche”, parlando addirittura di una “progressiva rimozione”, per giunta “immotivata e non condivisa”. Peccato che l’Assessora Tomassoni, con precisione e responsabilità, abbia chiarito ciò che chiunque avrebbe potuto verificare prima di scrivere una mozione: i crocifissi non sono mai stati rimossi. Punto.
Questo sarebbe già bastato a chiudere qualsiasi polemica e ad archiviare la vicenda come l’ennesima boutade della destra locale. Sembra infatti che, non avendo molto da proporre sul piano dell’opposizione seria, la Lega si dedichi a trovare problemi dove non ci sono. Un modo come un altro per riempire l’ordine del giorno, evidentemente. Ma no: la realtà non è abbastanza utile quando si può manipolare. Ed ecco che, riscritta di sana pianta, la storia viene gettata in pasto ai social e ai giornali, trasformandosi nel titolo sensazionalistico: “Crocifisso nelle scuole: la sinistra dice no a Marsciano”. Un titolo adatto al melodramma, non certo alla politica seria.
Sorvoliamo pure sugli strali dei leoni da tastiera che, tra un “fulmine divino” e un “crocifisso sui denti”, dispensano ogni genere di minaccia e insulto contro la maggioranza. Qui preferiamo attenerci ai fatti:
La Costituzione sancisce che la Repubblica Italiana è uno Stato laico.
L’esposizione del crocifisso è una tradizione, non un obbligo di legge;
dal 1999, grazie all’autonomia scolastica, ogni istituto decide autonomamente se esporre simboli religiosi;
una sentenza della Cassazione del 2021 lo ribadisce, parlando di “accomodamento ragionevole”, rimettendo la decisione alle scuole.
Lo ha ricordato chiaramente l’Assessora: sono i professionisti che ogni giorno lavorano nelle scuole a essere titolati a decidere, non chi cerca visibilità sui social.
Nel frattempo, sui social monta la solita narrazione manichea del “noi contro loro”: gli insegnanti diventano “professoroni”, la maggioranza un bersaglio legittimo per qualunque insulto, e la difesa della “cultura e identità” si riduce a slogan urlati. Il tutto senza che nessuno tra gli esponenti (o ex) della politica locale abbia avuto il coraggio di moderare i toni o prendere le distanze da certe derive. Il silenzio, si sa, a volte è più eloquente delle parole.
Ribadiamo quindi, con la stessa fermezza espressa dai consiglieri la scorsa settimana: la mozione presentata è pretestuosa e meramente propagandistica, costruita per strumentalizzare un problema inesistente, sollevare un polverone sul nulla e mascherare il vuoto di proposta politica di una parte della opposizione. Perché – e pare necessario ripeterlo – il fatto non sussiste.








