È stata assolta perché il fatto non costituisce reato, la maestra dell’asilo nido comunale di Deruta arrestata sei anni fa con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di due bambine. Era accusata, insieme a due colleghe coinvolte per condotte omissive, di comportamenti violenti e vessatori, come uno schiaffo e il trascinamento in bagno con la forza. Durante le indagini, gli investigatori avevano piazzato all’interno dell’asilo alcune telecamere e cimici per le intercettazioni ambientali.
Sull’assoluzione in primo grado delle tre insegnanti dell’asilo nido di Deruta, rinviate a giudizio nel 2019, interviene il Sindaco del Comune di Deruta, datore di lavoro delle stesse, Michele Toniaccini. “In primo luogo – esordisce il primo cittadino – non possiamo come Amministrazione comunale che essere rasserenati dalla sentenza del Tribunale di Spoleto, sia in relazione alle preoccupazioni emerse all’epoca all’interno della comunità derutese che rispetto alla vita personale di coloro che sono state coinvolte nel caso. Sarà necessario attendere ora le motivazioni del giudizio, che saranno rese note entro massimo 90 giorni e che daranno conto della formula, ovvero che i fatti non costituiscono reato, escludendo pertanto il dolo ma non la sussistenza delle condotte che sono state oggetto, all’epoca dell’iniziativa, dell’autorità di pubblica sicurezza, quindi del giudice per le indagini preliminare e infine del giudice che ha disposto il rinvio a giudizio”.
Il Sindaco ha ritenuto doveroso intervenire sul tema anche in relazione ad alcune speculazioni politiche circa la costituzione del Comune quale parte civile, al pari di alcune famiglie, e per l’aver trasmesso, all’epoca di fatti, la segnalazione ricevuta da alcune colleghe della cooperativa che collaborava su incarico del Comune alla gestione dell’asilo nido. “Si è trattato in entrambi i casi di atti dovuti. Nel caso della trasmissione della segnalazione al Comando della Compagnia dei Carabinieri – spiega Toniaccini – era imprescindibile dovere farlo, anche a tutela dei bambini oltre che dell’ente e della propria figura di pubblico ufficiale, affidando alle autorità preposte la valutazione e l’approfondimento dei fatti, come poi avvenuto attraverso intercettazioni e videocamere nascoste. Anche la costituzione di parte civile è avvenuta a tutela del Comune, che in quanto datore di lavoro, era nella condizione di essere chiamato dal giudice a rispondere economicamente dei danni provocati alle famiglie e all’immagine del servizio erogato dall’istituzione”.
Il legale del Comune di Deruta, l’avvocato Luigi Niccacci, sottolinea come il comportamento del Sindaco sia da riconoscere come dovuto, corretto e ispirato alla massima prudenza nel solo interesse pubblico. L’invito, pertanto, viene sottolineato in una nota congiunta, è ad evitare polemiche fuori luogo, almeno fino alla pubblicazione delle motivazioni e, soprattutto, al possibile appello alla sentenza di primo grado da parte del pubblico ministero o del procuratore generale.
“Nel processo – evidenzia l’avvocato Niccacci – è emersa la massima diligenza del Comune di Deruta ed in particolare del Sindaco, che trasmettendo senza ritardo, come gli imponeva la legge, la notizia di un grave reato, perseguibile d’ufficio ha consentito la pronta attivazione dell’azione penale. La partecipazione dell’ente al processo, quale parte civile e responsabile civile ha permesso di tutelarne gli interessi patrimoniali, prevenendo o comunque contenendo eventuali profili di responsabilità risarcitoria, quale datore di lavoro delle imputate, in piena coerenza con i doveri di corretta gestione e salvaguardia delle risorse pubbliche”.









