Il direttore della rivista "Domino", noto volto televisivo, sarà ospite sabato 28 marzo di Umbria Antica con un incontro al Teatro Comunale sul tema "La ricetta del potere" durante il quale metterà in relazione il mondo antico e quello contemporaneo
diego fabbri

Oggi orientarsi nella politica internazionale è sempre più difficile. La guerra in Ucraina viene spesso raccontata solo come un conflitto militare, ma ha avuto effetti diretti sulle esportazioni di grano e sulla sicurezza alimentare di molti Paesi. Così anche la guerra in Iran non riguarda solo la stabilità del Medio Oriente ma incide su energia, rotte commerciali e approvvigionamenti del resto del mondo. Il rischio è quello di guardare a questi eventi come episodi separati, senza coglierne il filo comune: l’accesso alle risorse.

Chi da tempo prova a leggere con chiarezza la direzione in cui si muove il mondo è Dario Fabbri, direttore della rivista Domino e tra i principali interpreti della cosiddetta geopolitica umana, un approccio che mette al centro i comportamenti collettivi, i bisogni e le dinamiche profonde dei popoli. Attraverso questo sguardo, Fabbri ricostruisce i fenomeni geopolitici partendo non dalle astrazioni, ma da ciò che concretamente tiene insieme le società.

Sarà lui il protagonista, sabato 28 marzo al Teatro Comunale di Todi, dell’incontro “La ricetta del potere”, serata speciale all’interno del programma dell’Umbria Antica Festival, dedicato quest’anno al Sapore della storia. Fabbri spiegherà al pubblico gli ingredienti della geopolitica spiegando le crisi del presente e ricollegandole a fenomeni ciclici all’interno della storia antica fino a oggi.

Il primo ingrediente del potere, da sempre, è il controllo del cibo. Senza un approvvigionamento alimentare sicuro, nessuna società regge nel lungo periodo. Nel mondo antico questo era evidente in modo quasi brutale. In Mesopotamia i templi e i palazzi erano centri di raccolta e redistribuzione delle derrate, veri e propri cuori economici e politici: il controllo del surplus agricolo permetteva di sostenere eserciti, amministrazioni, gerarchie. Nell’Antico Egitto il Nilo non era solo una risorsa naturale, ma la base stessa del potere faraonico: prevedere le piene, immagazzinare il raccolto, ridistribuirlo nei momenti di crisi significava esercitare autorità.

Il secondo ingrediente è la gestione della scarsità. Quando le risorse diminuiscono, la tensione politica aumenta, e spesso esplode. Le carestie sono tra i fenomeni più destabilizzanti della storia. Nella Grecia antica, città come Atene dipendevano dalle importazioni di grano dal Mar Nero: bastava un’interruzione per mettere in crisi l’equilibrio interno. A Roma, le crisi alimentari potevano trasformarsi in tumulti popolari nel giro di pochi giorni. L’annona (il sistema di distribuzione del grano) non era una politica sociale, ma uno strumento di governo: garantire pane significava evitare rivolte e mantenere l’ordine urbano.

Ma è soprattutto nella lunga durata che la scarsità mostra la sua forza politica: periodi di crisi agricola hanno accompagnato il declino di interi sistemi, alimentando migrazioni, guerre, trasformazioni istituzionali. La fame non è mai neutra: è un acceleratore della storia. Anche oggi, quando intere regioni dipendono da importazioni esterne, la difficoltà di accesso al cibo resta una delle principali cause di instabilità.

Il terzo è il controllo delle rotte. Le risorse, da sole, non bastano: devono muoversi. Nell’antichità, il potere si costruiva anche sulla capacità di garantire flussi continui. Atene fondava la propria sicurezza sul controllo delle rotte del grano nel Mar Egeo; Roma trasformò il Mediterraneo in un “mare interno” proprio per assicurarsi un approvvigionamento costante dalle province, dall’Egitto al Nord Africa. Il dominio marittimo non era solo espansione, ma necessità. Le vie commerciali erano infrastrutture vitali: perderle significava esporsi alla crisi. La crisi odierna dello stretto di Hormuz ci mostra come questa logica non sia cambiata col tempo.

Con la sua lezione sulla “ricetta del potere” Fabbri si farà interprete della missione dell’Umbria Antica festival: mettere in relazione il mondo antico e quello contemporaneo. Perché capire come funzionava il potere nel passato resta uno dei modi più efficaci per orientarsi nella complessità del presente.

condividi su: