La Regione Umbria riesce, in poche mosse, a dare il peggio di sé. Tra i primi interventi sulla sanità, arriva una decisione che ha dell’incredibile: ridurre il servizio di analisi e lasciarlo attivo solo 12 ore al giorno.
Tradotto: meno servizi, meno assistenza, più disagi per i cittadini.
E c’è un punto che deve essere chiarito con forza: riorganizzare e razionalizzare non può mai significare chiudere o ridurre i servizi essenziali. Non si può chiamare “efficienza” ciò che, nei fatti, è un arretramento. Non si può parlare di riforme quando a pagarne il prezzo sono i cittadini, costretti ad avere meno sanità, non di più.
Altro che potenziamento. Altro che attenzione ai territori. Qui siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di come le promesse elettorali fossero, semplicemente, irrealizzabili.
Durante la campagna elettorale si è raccontato tutto e il contrario di tutto; oggi, alla prova dei fatti, emergono limiti evidenti.
La verità è una: la sanità è una macchina complessa, che non si governa con slogan né con improvvisazione. Servono competenza, esperienza e serietà. Qualità che, evidentemente, oggi mancano.
E mentre si prendono decisioni che riducono servizi essenziali, i cittadini pagano il prezzo di scelte sbagliate.
Una riflessione è inevitabile anche per la comunità tuderte: chi ha creduto a certe narrazioni oggi deve fare i conti con una realtà ben diversa. Perché quando si premia il populismo, il rischio è sempre lo stesso: passare dalle promesse ai tagli.
Forza Italia continuerà a denunciare con forza queste scelte e a difendere il diritto dei cittadini umbri ad una sanità efficiente, accessibile e degna di questo nome.

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