L’esposizione durerà dal 27 marzo al 7 aprile 2026 e verrà inaugurata Venerdi 27 marzo alle ore 17: ad accoglierla, lo Stabat Mater di Jacopone in lingua ucraina
pieta

L’opera “Pietà”, proveniente da Ivano-Frankivsk, è arrivata a Todi, in Umbria, prima tappa per un lungo viaggio che la porterà ad essere esposta nelle principali città italiane ed europee.  Sarà testimone silenzioso del dolore di tante famiglie che hanno perso i propri cari a causa della guerra di invasione iniziata nel 2014 dalla Russia che, dopo l’invasione su larga scala del 2022, è stata riconosciuto dal Parlamento Europeo come stato sponsor del terrorismo.

L’esposizione durerà dal 27 marzo al 7 aprile 2026 e verrà inaugurata Venerdi 27 marzo alle ore 17,00, presso la Sala vetrata dei Palazzi Comunali, con accesso da Piazza Garibaldi.
L’iniziativa che gode del Patrocinio del Comune di Todi, dell’Ambasciata Ucraina presso la Repubblica Italiana, dell’Ambasciata Ucraina presso la Santa Sede e il Sovrano Ordine di Malta, è stata promossa dalla Chiesa di Todi con il contributo del Rotary Club Todi e il sostegno del Rotary Club Ivano-Frankivsk insieme a quello della Comunità Ucraina residente a Todi.

Organizzatore dell’iniziativa è stata l’Associazione dei Familiari dei Caduti difensori di Ivano-Frankivsk, che tornerà a Todi dopo aver partecipato il mese scorso ad un incontro, presso la Chiesa del Crocifisso, promosso dal parroco Don Marcello Cruciani. L’Associazione ha curato la spedizione e l’allestimento dell’esposizione e quattro coraggiose donne che ne fanno parte, mogli e mamme di caduti, accompagneranno l’opera in questo lungo viaggio: sono Halyna Batiuk, presidente dell’Associazione, Vira Sobol, Mariia Vuianko e Alona Mordik. Ognuna ha la propria amara storia, che racconterà il giorno dell’inaugurazione, ma tutte continuano con forza la loro battaglia in nome dei propri cari e nell’impegno a favore di altri hanno trovato la forza per non lasciarsi spezzare dal dolore. La rete delle sedi che ospiteranno poi l’opera è curata grazie anche al sostegno di NAU – Network Associazioni per Ucraina.

La storia del dipinto ha inizio con la riproduzione dell’opera di Andriy Yermolenko, artista e militare, ispirata alla Pietà di Michelangelo ma con la simbolica differenza che, al posto del Cristo, adagiato nelle braccia di Maria c’è un soldato. Diverse famiglie dei difensori defunti hanno partecipato alla creazione di questa monumentale composizione e il suo profondo significato vuole essere quello che, come è stato per Cristo, quel momento non è definitivo. Il cristiano resta in attesa della Risurrezione. La stessa speranza che ha animato i familiari nel dipingere l’opera. Ricongiungersi al figlio, al marito, al padre caduto. E’ questo il motivo per cui è stato scelto proprio il periodo della Settimana Santa per la sua esposizione a Todi.

Così l’hanno interpretata gli artisti Yarema e Natalia Stetsyk – il cui figlio Yurkov è morto a causa della guerra e ai quali ancora non è stato restituito il corpo – che, insieme a Valerij Tverdokhlib, hanno deciso di riprodurla in grande formato (375cm*375cm).

“Quando abbiamo iniziato, molte persone hanno voluto unirsi al lavoro. Non solo artisti, ma chiunque sapesse tenere in mano un pennello, ha contribuito a creare quest’opera d’arte. Alcuni hanno lavorato per un’ora, altri per l’intera giornata. È stata una sorta di preghiera e terapia” sostiene Yarema.

Anche una studentessa dell’Università Nazionale dei Carpazi, ha partecipato alla creazione del manufatto. “È stato l’amore per mio padre che ho messo nel dipinto. Per me è diventata una confessione, una dedica a mio padre e un segno di gratitudine personale. Poiché il suo corpo si trova ancora nei territori occupati, e non ci è stato ancora restituito, questo dipinto è per me una sorta di immagine di lui, perché è da qualche parte tra le braccia di Maria.” continua, commossa, Alina Sobol, figlia del difensore Yaroslav Sobol.

Dopo l’esposizione per un anno nel Museo del Folklore di Ivano-Frankivsk, l’opera inizierà, dunque, un lungo viaggio in Europa, a partire da Todi, in Umbria.

Todi accoglierà la Pietà nel modo più profondo e intenso. La accoglierà con Jacopone e con il suo Stabat Mater, preghiera e meditazione sulle sofferenze di Maria, madre di Gesù, dopo la sua passione e crocifissione.

Il testo, tradotto per la prima volta in lingua ucraina, verrà recitato dalle madri e dalle mogli dei soldati morti davanti all’immagine della Pietà e che hanno accompagnato l’opera in questo lungo viaggio:

Halyna Batiuk è la moglie di Serhii Batiuk, un difensore dell’Ucraina. Serhii era un ingegnere e, come padre di tre bambini, avrebbe avuto diritto di essere esentato dal servizio militare. Si è, invece, arruolato volontario il 25 febbraio 2022 il giorno dopo l’invasione su larga scale dell’Ucraina da parte della Russia. E’ morto nella regione di Zaporizhia (Ucraina) il 28 giugno 2022, Giorno della Costituzione dell’Ucraina. Halyna è a capo dell’organizzazione pubblica “Famiglie dei difensori caduti di Ivano-Frankivsk” dopo averla fondata tre anni anni fa.

Vira Sobol è la moglie di Yaroslav Sobol, un difensore dell’Ucraina. Yaroslav era un operatore radiotelevisivo e per motivi di salute avrebbe potuto evitare la guerra anche perché aveva già un figlio nell’esercito. Si è invece, arruolato volontario ed è morto nel novembre del 2022. Il suo corpo non è stato restituito, non è sepolto, è rimasto nella regione di Donetsk (Ucraina). Vira è madre di due figli.

Mariia Vuianko è madre di Marko Vuianko, figlio unico, anch’esso volontario, morto nella regione di Chernihiv (Ucraina). Maria Vuianko è una delle principali ricercatrici archeologiche della regione dei Carpazi, e ha dedicato la sua vita alla conservazione e alla divulgazione del patrimonio culturale. Ha partecipato a tutte le spedizioni archeologiche scientifiche che si sono svolte nella città di Ivano-Frankivsk. Suo figlio Marko era anch’egli uno storico e ha contribuito alla ricerca storica.

Alona Mordik è la moglie di Serhii Mordik, entrambi soldati. Serhii è morto nella difesa dello stabilimento Azovstal a Mariupol, regione di Donetsk (Ucraina). Olena, fatta prigioniera, è stata poi liberata dalla prigionia russa.

L’obiettivo principale è mostrare al mondo il significato intrinseco di quest’opera: una madre, personificazione della Vergine Maria e di tutte le madri in lutto, stringe tra le braccia il figlio assassinato, un soldato ucraino morto per difendere la sua terra e la sua famiglia” aggiunge Halyna, presidente dell'”Associazione dei Familiari dei Difensori caduti”. “Non porteremo in Italia solo un dipinto, ma anche la storia del nostro Paese e del nostro popolo. Mostreremo e racconteremo cosa è successo in Ucraina dal 2014” conclude con forza Halyna.

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