Nell’ottobre dello scorso anno avevamo posto una questione di metodo, prima ancora che di merito: la gestione del personale del Comune di Todi non può esaurirsi nella rapida copertura di un posto vacante, ma deve fondarsi su una programmazione capace di individuare le professionalità realmente necessarie, inserirle con coerenza nell’organizzazione dell’Ente e garantire continuità ai servizi resi alla comunità.
Quella riflessione nasceva dalla scelta di attingere all’elenco degli idonei ASMEL per l’assunzione di un istruttore amministrativo. Non avevamo denunciato irregolarità procedurali, né intendevamo farlo: avevamo segnalato il rischio che un’assunzione priva di un disegno organizzativo solido si trasformasse in un rimedio provvisorio anziché in una soluzione strutturale.
A quelle osservazioni l’assessore al personale Claudio Ranchicchio aveva risposto definendo il Comune di Todi un ente virtuoso, rivendicando una gestione fondata su programmazione e monitoraggio costanti, su una visione strategica e su decisioni ponderate, e sottolineando un turnover garantito, nella quasi totalità dei casi, al cento per cento. Aveva inoltre assicurato che la funzionalità dei servizi non ne avesse risentito e che l’Amministrazione mantenesse alta la qualità della selezione e della valutazione del personale.
La dipendente successivamente assunta ha ora scelto, di propria volontà, di rassegnare le dimissioni dopo appena quattro mesi di servizio.
Occorre essere chiari, per evitare ogni fraintendimento: non esprimiamo alcun giudizio sulla persona, sulla sua professionalità o sulle ragioni della sua scelta. Le dimissioni sono l’esercizio legittimo di un diritto individuale e non abbiamo alcuna intenzione di trasformarle in polemica personale. Allo stesso modo, non stiamo sostenendo che la procedura seguita fosse illegittima.
La questione che poniamo è politica e organizzativa, non individuale.
Alla luce delle dichiarazioni pubblicamente rese dall’assessore, riteniamo doveroso verificare quali siano stati i risultati effettivi delle politiche del personale del Comune di Todi. Non basta comunicare quante persone siano state assunte: occorre sapere anche quante abbiano lasciato l’Ente, dopo quanto tempo, attraverso quali forme di mobilità, quali posti siano rimasti scoperti e quali conseguenze il ricambio abbia prodotto sulla continuità degli uffici.
Per questo il gruppo consiliare del Partito Democratico presenterà nei prossimi giorni un’interrogazione relativa ai movimenti del personale nel periodo 2017–2026.
Chiederemo una ricostruzione annuale di assunzioni, cessazioni, pensionamenti, dimissioni volontarie, mobilità in entrata e in uscita e trasferimenti interni. Ulteriormente m, cercheremo di capire quanti neoassunti abbiano lasciato il Comune e quanto tempo sia stato necessario per coprire nuovamente i posti rimasti vacanti.
Un’attenzione particolare sarà riservata alla Polizia locale, servizio che negli ultimi anni ha conosciuto numerosi ingressi, uscite e cambiamenti organizzativi. Su questo settore vogliamo dati completi: dotazione organica prevista, personale effettivamente in servizio, mobilità, cessazioni, durata media della permanenza dei nuovi agenti e ricadute sull’organizzazione del servizio.
Vi è, poi, un ulteriore elemento che merita chiarimento. Con il decreto sindacale n. 4 dell’8 luglio 2026, l’Amministrazione ha deciso di introdurre un avviso interno comparativo per l’attribuzione degli incarichi di Elevata Qualificazione e delle responsabilità di settore.
Consideriamo positivo ogni metodo che renda più trasparente e verificabile la valutazione delle competenze. Proprio per questo chiediamo quale ragione abbia determinato il cambiamento e perché tale procedura non sia stata adottata nelle attribuzioni precedenti, comprese quelle successive alla riorganizzazione del 2024.
Si tratta di una nuova regola organizzativa destinata a restare, di una necessità tecnica sopravvenuta, o di una scelta adottata soltanto alla vigilia della conclusione del mandato? Non anticipiamo risposte: chiediamo all’Amministrazione di spiegare e documentare il cambio di impostazione.
Lo stesso PIAO del Comune definisce le risorse umane un patrimonio dell’Ente e ne considera lo sviluppo un investimento. La qualità delle politiche del personale va dunque misurata sulla stabilità degli uffici, sulla valorizzazione delle competenze e sulla continuità dei servizi resi ai cittadini — non soltanto sul numero delle procedure concluse.
Non intendiamo trasformare un singolo episodio in una sentenza su dieci anni di amministrazione. Vogliamo, però, che dieci anni di amministrazione siano finalmente valutati attraverso dati completi e verificabili.












