Il 29 luglio il Consiglio comunale di Todi ha votato le tariffe TARI 2026. L’esito era scontato. Non lo erano le domande che abbiamo posto, e che sono rimaste sospese sopra l’aula fino alla fine.
Ne avevamo depositate tre. La prima era la più semplice che si possa rivolgere a un’amministrazione che rivendica un risultato: indicate una sola voce del piano finanziario la cui riduzione fosse frutto di una decisione della Giunta. Una voce. Con il suo importo.
Non è arrivata.
Che cosa avevamo chiesto
Il Piano Economico Finanziario dei rifiuti di Todi scende dell’8,93 per cento. È vero, lo abbiamo detto per primi e lo ripetiamo: da 4.218.320 a 3.841.747 euro. Su quella cifra non c’era e non c’è nulla da eccepire.
Il punto era un altro, e l’abbiamo posto senza aggettivi: chi ha prodotto quella riduzione.
Abbiamo preso il documento e classificato ogni voce di costo in base alla norma che la genera. Il risultato è aritmetico. Una rata del 2024 che si esaurisce — l’eccedenza sul tetto ARERA, che i cittadini avevano già pagato interamente l’anno precedente — vale 324.635 euro. Il ricalcolo dello spazzamento, che una norma nazionale ha imposto di rifare sui consuntivi anziché sulle stime, ne vale altri 207.135. Con altre due poste minori si arriva a 564.347 euro: il 149,9 per cento dell’intera riduzione.
Tutto il resto — cioè tutto ciò che è stato deciso, dal Comune, dall’AURI, dal gestore — fa salire il conto di 187.771 euro.
Da qui la domanda. Una voce. Con l’importo.
Le altre due
La seconda chiedeva su quali documenti si reggesse, il 16 luglio, l’annuncio che nella quarta rata cittadini, famiglie e imprese avrebbero avuto «una bella sorpresa». La relazione che calcola le tariffe porta la data del 21. Cinque giorni dopo.
La terza chiedeva un numero che gli uffici possono produrre in un pomeriggio: quante utenze riceveranno a febbraio un rimborso e quante un addebito.
Perché il silenzio non è un dettaglio
Non sosteniamo che il silenzio dimostri qualcosa. Sarebbe un argomento debole e non ne abbiamo bisogno.
Sosteniamo qualcosa di più semplice: quelle domande erano un invito a smentirci, e l’invito non è stato raccolto. Bastava una riga per farlo. Quella riga non è stata indicata.
Le domande, adesso, sono a verbale. Non sono nostre: sono del Consiglio comunale di Todi. E resteranno lì, esattamente come sono scritte, fino a quando qualcuno non deciderà di rispondere.
Quello che i cittadini scopriranno da soli
C’è una data che rende tutto questo meno astratto. Il 28 febbraio 2027.
Le prime tre rate della TARI sono acconti calcolati sulle tariffe dell’anno scorso: al 95 per cento per le famiglie, all’80 per cento per le imprese. La quarta è il conguaglio.
Perché quel conguaglio sia un rimborso, un’impresa dovrebbe avere una riduzione superiore al venti per cento. La riduzione reale, per le utenze non domestiche, è dell’11,4. Abbiamo verificato tutte e ventisette le categorie dell’allegato tariffario, una per una: nessuna ci arriva.
Significa che ogni attività di Todi — il bar, la bottega dell’artigiano, l’albergo, il negozio, la scuola paritaria, il circolo — a febbraio riceverà un importo da pagare. E lo riceveranno anche le famiglie di quattro persone che abitano sotto i centoundici metri quadri.
Non è una previsione. È una divisione. Quel giorno nessuno avrà bisogno di noi per capire. Basterà aprire una busta.
Chi ha avuto lo sconto
Resta il dato che meglio riassume questa delibera, e che nessuno in aula ha contestato perché non è contestabile: viene dalla tabella del gestore allegata all’atto.
Utenze non domestiche: meno 11,58 per cento. Famiglie: meno 6,85.
Quasi il doppio. E la quota del conto complessivo a carico delle famiglie tuderti sale dal 62,46 al 63,68 per cento.
Questo, a differenza del resto, non è arrivato da Roma né da un cambio di metodo. Il riparto fra utenze domestiche e non domestiche lo decide il Comune. È fra le pochissime cose che questa amministrazione ha davvero scelto in questa vicenda.
E l’ha scelta così.
Non finisce qui
Abbiamo portato in Consiglio un documento pubblico di due pagine, che chiunque poteva leggere e che nessuno aveva letto.
Continueremo. Chiederemo il deposito della relazione dell’AURI, che deve motivare gli 84.038 euro di componenti previsionali iscritte nel piano. Chiederemo i numeri del conguaglio prima che arrivino le bollette, non dopo.
E rinnoviamo, fuori da quest’aula, l’invito che in aula non ha avuto risposta: un confronto pubblico sui numeri, in qualunque sede, con qualunque moderatore, con le carte sul tavolo.
Il numero è vero. Il merito no.
Ne bastava una voce per dimostrarci il contrario.













