L’artista teatrale ha vissuto gli ultimi 50 anni della sua vita a Monte Castello di Vibio, dove aveva stabilito il suo “buen retiro” insieme a sua moglie Angela Cardile
Gazzolo foto

Con la scomparsa di Virginio Gazzolo, alla soglia dei novanta anni, il teatro italiano ha perduto uno dei suoi migliori interpreti mentre, la comunità montecastellese, oltre all’artista, dovrà fare a meno di un generoso e prezioso amico.
Residente da ormai cinquant’anni a Monte Castello di Vibio, insieme a sua moglie Angela Cardile (bravissima attrice anch’essa) si è spesso esibito all’interno del teatro della Concordia fin dalla sua riapertura, contribuendo ad avvicinare e appassionare al mondo dell’arte varie generazioni di spettatori di ogni ceto sociale ed età, dai giovanissimi della Scuola primaria agli adulti dell’Università delle Tre Età.

E oltre agli spettacoli, insieme ad Angela, è stato sempre disponibile ed ha prestato la propria collaborazione per la lettura e la divulgazione dei testi classici che interpretava da par suo. In alcuni casi si è trattato anche di performance originali costruite appositamente per il “proprio” teatro di cui era stato, nel 1993, anche socio fondatore dell’associazione che tutt’ora lo gestisce. 

I Gazzolo si erano ambientati molto bene a Monte Castello di Vibio tanto da diventare residenti stabili, stringendo rapporti d’amicizia e consuetudine con tutta la comunità, muovendosi e accostandosi a tutte le persone, al Comune e alle varie associazioni con l’affabilità e la gentilezza che li ha sempre contraddistinti. 

Amanti della natura avevano stabilito il proprio buen retiro, lontano da qualsiasi rumore che non fosse quello dell’ambiente circostante (diversamente dalla figlia di Virginio, Ilaria, che vive invece a Milano), in una residenza di campagna a tre chilometri dal paese, circondati da molti alberi e vari animali che vi fanno capolino fra cui i propri amati gatti di cui si prendevano amorevolmente cura. 

Da questa piccola oasi di pace, in cui per anni sono stati validamente coadiuvati da Monia Tassi, ogni giorno, poi, erano soliti recarsi nella vicina Fratta Todina per il rito, mai venuto meno anche in epoca di Covid 19, del caffè al bar e dell’acquisto degli immancabili quotidiani, strumento ritenuto, evidentemente, ancora indispensabile per trarre nutrimento intellettuale e decodificare la complessità della realtà. 

Una vita piuttosto riservata e anticonformista dunque, in cui ritemprarsi e prepararsi per nuovi spettacoli in giro nei più importanti palcoscenici italiani e, in particolare negli ultimi anni, nella recitazione dei testi di Leopardi, Pirandello e Dante Alighieri. E proprio per l’interpretazione di quest’ultimo autore, a Ravenna, nel 2013, Gazzolo aveva ricevuto il premio “Dante Ravenna” da parte dell’Accademia della Crusca, una sorta di “Oscar” alla sua lunga e apprezzata vita artistica durata oltre sessantacinque anni per aver “Percorso, con garbo e gentilezza, lungo la sua carriera, temi e testi danteschi comunicandoli con la sua arte a pubblici ampi e coinvolti”. 

Virginio Gazzolo non è stato solo un prim’attore di classe e un fine intellettuale che ha lavorato con i più importanti registi come Roberto Rossellini e Pietro Germi nel cinema o come Massimo Castri, Mario Missiroli, Nanni Garella, Mario Sequi, Ghigo De Chiara, Giancarlo Cobelli, Roberto Guicciardini, Beppe Menegatti, Aldo Trionfo, ecc. in teatro. Gazzolo è stato anche un personaggio dalla grande carica umana e civile che ha cercato di avvicinare il teatro ad ogni cittadino senza distinzione di condizione sociale o culturale.

Parafrasando Carla Fracci, sua grande amica e collaboratrice artistica, che diceva: “ho portato la danza ovunque, nei grandi teatri del mondo, nelle piazze, nelle chiese e sotto i tendoni, per rendere l’arte accessibile a tutti e non un privilegio per pochi”, anche Gazzolo ha reso il teatro e i suoi testi, anche quelli apparentemente più difficili, più vicini e comprensibili a tutti.
Con questa consapevolezza la comunità di Monte Castello di Vibio, saluta l’uomo, l’artista e la sua lezione, considerando un privilegio averlo conosciuto e frequentato in tutti questi anni trascorsi insieme. 

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