Presentato il romanzo giallo, edito da Albatros per la collana Nuove Voci, nel quale Todi diventa Villaverde e la provincia umbra si presenta viva, contraddittoria e spesso involontariamente comica
9791223621738_0_0_536_0_75

Domenica 27 settembre si è tenuta a Todi, nella Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali, la presentazione di “Luglio è un buon mese per morire”, romanzo d’esordio del tuderte Lorenzo Allegri, edito da Albatros per la collana Nuove Voci, con prefazione di Barbara Alberti.
A dialogare con l’autore sono intervenuti Francesca Tenti, coordinatrice del Circuito Museale di Todi per Tour+, e Alberto Boccali, coordinatore dei Servizi Culturali – MiC Italia, che hanno commentato il romanzo e ne hanno letto alcuni passaggi al pubblico.
Il racconto è ambientato a Villaverde, paese immaginario dell’Appennino umbro.  Protagonista è Vittorio Alfieri, bibliotecario comunale allergico agli imprevisti, che viene trascinato suo malgrado in un caso che sconvolge la quiete della cittadina.

Tutto ha inizio dalla sparizione di Cecily Marnacci, giovane di buona famiglia, che il paese liquida inizialmente come una fuga in qualche meta esotica. Ma quando l’amica Virginia Petrini viene trovata morta, è chiaro che qualcosa di molto più oscuro si nasconde dietro le apparenze. Alfieri, riluttante più che mai a lasciare la propria comoda inerzia, viene coinvolto dall’amico di sempre, il commissario Giacomo Nardi, nelle indagini. Intorno ai due, ruota una galleria di personaggi, tra cui Biganti, D’Angelo detto “il marsicano” e “il professore” che animano le serate al bar con discussioni improbabili, mentre l’intera Villaverde, tra pettegolezzi e sospetti, diventa un personaggio a sé.
Un giallo, costruito con ironia tagliente, ma anche il ritratto di un paese dove tutti si riconoscono per strada, dove le notizie corrono più veloci dei social, e dove, come recita la dedica del libro, “vivendo la provincia, ci si sente un nome e un cognome, non un numero”.

Villaverde, del resto, è un nome di fantasia dietro cui i tuderti faticano a non riconoscersi. Durante il dibattito è emersa la doppia faccia di questi luoghi “di provincia” che da fuori sembrano solo cartoline, mete da weekend fuoriporta, ma da dentro, per chi ci cresce, sono fatti di legami autentici, di una certa verecondia, e di un senso di appartenenza che in città è difficile ritrovare.
Non sorprende che l’autore abbia scelto proprio il giallo per raccontarlo: è l’irruzione del crimine a rompere la normalità di Villaverde, costringendo personaggi, e lettori, a guardare la propria città, e i propri abitanti, con occhi diversi, più consapevoli.
Un espediente narrativo che richiama il gusto contemporaneo del “cozy crime”, genere in cui il lettore diventa parte attiva dell’indagine, raccogliendo indizi e formulando ipotesi per risolvere il caso in prima persona.
Non a caso, in una recente intervista, lo stesso romanzo è stato paragonato alla fortunata serie tv “Don Matteo”, esempio di come un piccolo mondo di provincia sia diventato il palcoscenico perfetto per un giallo capace di appassionare un così vasto pubblico.

Al termine dell’incontro, i saluti istituzionali sono stati affidati a Giorgio Tenneroni, Presidente del Consiglio Comunale, e ad Alessia Marta, Assessore alla Cultura del Comune di Todi.
Il messaggio che ne è emerso, rivolto specialmente ai più giovani, è quanto mai attuale: la provincia non va vissuta come un ostacolo alle proprie ambizioni, ma come un’identità da custodire, raccontare e rivendicare con orgoglio.

condividi su: