Viste le numerose strumentalizzazioni di questi giorni ritengo opportuno precisare alcuni dati riguardanti l’argomento (mense- n.d.r) Le strumentalizzazioni sono relative agli esempi numerici che sono stati portati sia dall’Assessore Anniboletti sia dalla coordinatrice del Centrodestra Marsciano Francesca Mele negli organi di stampa.
L’amministrazione, per dimostrare che tutti ci guadagnano, utilizza un calcolo che tiene conto di presunte assenze medie che non trovano alcun riscontro nella realtà, in particolar modo per le scuole d’infanzia. Ricordiamo inoltre che numerosi verdi scolastici sono ancora in attesa dell’istallazione dei nuovi giochi con pesanti disagi soprattutto per i bambini che necessitano del sostegno. La dottoressa Mele, invece, oltre a scagliarsi ferocemente contro il principio di solidarietà, confronta le tariffazioni dello scorso anno con quelle dell’anno in corso citando dati sbagliati. Utilizza cioè solo la parte fissa dell’anno precedente senza contare la parte variabile per mostrare un aumento smisurato. Tra l’altro menziona un incontro dei genitori, quasi ne fosse la portavoce, al quale l’ex consigliera non è stata presente a differenza del sottoscritto.
Penso che dovremmo essere un po’ più seri e meno partigiani nell’analisi almeno dei numeri.
Prendiamo alcuni esempi chiari:
1. Nel bilancio di previsione è stato stimato un aumento di circa 15.000€ (rispetto al consuntivo 2014) proveniente dalle rette delle mense scolastiche. Non si capisce come mai, se tutti ci guadagnano tranne i ”ricconi” (come sostiene l’assessore Anniboletti) si sia previsto un aumento di incasso.
2. Se, come si professa, si voleva solo aumentare le rette per gli ISEE più alti e diminuirli per quelli più bassi, non si capisce perché sia stata abolita la parte variabile. Risulta evidente che, a parte la fascia Isee più alta (alla quale viene accomunato anche chi non redige l’Isee) che paga più in qualunque condizione di presenze, il saldo è positivo o negativo in funzione delle presenze del bambino a scuola. Per fare un esempio, un Isee medio (intorno ai 17000€) intorno al quale si trovano moltissime famiglie con un minimo di patrimonio avrà una diminuzione di spesa solo per un numero di presenze superiori alle 15 mensili che equivalgono a tre settimane piene. Molte volte si manifesta una frequenza inferiore nei mesi pieni come Ottobre, Novembre, Febbraio, Aprile (Pasqua è a Marzo quest’anno) e Maggio per non parlare dei mesi con festività come Dicembre, Gennaio e Marzo nei quali si sta sicuramente sotto ma la quota tutta fissa da pagare è la medesima. Senza parlare di Settembre nel quale alcune scuole nemmeno attivano la mensa per esigenze di inserimento e il Comune prevede lo stesso il pagamento.
3. Tra le detrazioni ci si propone di abbassare la quota fissa solo del 30% solo in quei mesi in cui il bambino realizzi assenze per 30 giorni consecutivi! Una chiarissima presa in giro data l’irrealizzabilità della condizione (si tratterebbe di casi molto gravi per il pagamento della mensa sarebbe stata addirittura una beffa). In questo caso si potrebbe intervenire subito correggendo con un massimo di 7 giorni cumulativi.
4. Infine, ma non meno grave, l’aspetto più singolare. Per quale motivo il servizio di mensa molto caro, paghiamo mediamente molto di più dei comuni limitrofi, dovrebbe essere indipendente dal numero di pasti forniti? Avremmo il primo esempio di pagamento indipendente dal servizio reso.










