Il sistema a sali fusi ( quelli di un normale fertilizzante), impiegato in esclusiva mondiale dalla Archimede Solar del gruppo Angelantoni di Massa Martana per la produzione di calore/energia elettrica tramite impianti solari termodinamici, potrebbe vedere apparire sulla scena internazionale un concorrente, di cui gli ideatori ( ovviamente) dicono mirabilie, mentre nello stesso tempo tendono a sottolineare i presunti difetti del sistema italiano.
Secondo i ricercatori dell’Oregon State University il loro sistema di stoccaggio dell’elettricità prodotta dalle centrali solari termodinamiche garantirebbe il raggiungimento di temperature di 1.200°C e raddoppierebbe il livello di efficienza dei sistemi convenzionali.
Come noto il solare termodinamico a differenza del fotovoltaico non trasforma direttamente l’energia solare in elettricità.
La luce solare convogliata dagli specchi riscalda un fluido che a sua volta aziona una turbina per la generazione di energia elettrica.
Secondo i ricercatori americani le tecnologie disponibili attualmente sul mercato per immagazzinare l’energia solare termica che utilizzano sali fusi, capaci di funzionare a temperature non superiori ai 600°C. richiederebbero l’impiego di sostanze corrosive e di contenitori di grandi dimensioni.
Il sistema ideato dagli americani, che tuttavia si ritiene richieda del tempo per la sua validazione, sfrutterebbe il processo di decomposizione del carbonato di stronzio in ossido di stronzio e anidride carbonica, materiali ampiamente disponibili in natura, non infiammabili e con un ridotto, si sostiene, impatto ambientale.
Anche i costi sarebbero più bassi e lo spazio necessario per stoccare l’energia in eccesso sarebbe inferiore.
Al momento i ricercatori hanno testato la nuova tecnologia in laboratorio con 45 cicli di riscaldamento e raffreddamento, dopo di che l’impianto s’è deteriorato.








