L'assessore all'ambiente del Comune di Marsciano smentisce che l'Amministrazione sia disinteressata alla situazione, rassicura la popolazione sui controlli che vengono effettuati ed invita a non porre preventivamente dei veti sulle prospettive di modifica
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Il futuro del biodigestore di Sant’Elena resta al centro dell’attenzione della politica marscianese: dopo l’allarme lanciato dal comitato antinquinamento di Olmeto sulle sostanze contenute nei fanghi usati per la fertirrigazione, e ripreso anche dal segretario di Rifondazione Comunista (vedi “lettere e interventi“), l’assessore all’ambiente del Comune di Marsciano, Alfio Todini, vuol fare il punto della situazione.
“Al Comune non è giunta alcuna notizia ufficiale su queste analisi, non sappiamo cosa sia stato analizzato, né i risultati. Presso l’impianto tutto ciò che entra ed esce è monitorato secondo un protocollo predefinito: sulle acque delle lagune vengono esaminati 17 parametri, tra cui anche i metalli pesanti: mai si è riscontrata la presenza di inquinanti”.

“Anche il digestato (utilizzato prima del Compost) ed il sedimento di laguna – prosegue l’assessore – sono stati e vengono monitorati continuamente e dai dati è sempre risultata la loro idoneità all’uso agronomico. Il Compost verrà certificato con il Marchio di Qualità del Consorzio Italiano Compostatori, dopo analisi effettuate da strutture indipendenti. Molte imprese agricole lo utilizzano già.”
“Sul cromo va chiarito che esiste in due forme, esavalente e trivalente: il primo è dannoso, e non risulta rilevabile in nessuna analisi svolta; il secondo, presente entro i limiti, non è dannoso ma utile allo sviluppo dai vegetali”.
Dice Todini che “nessuna autorità scientifica, ambientale o sanitaria ha mai sollevato il problema di rischi per la salute. L’affermazione secondo cui saremmo disinteressati a tutto ciò si commenta, purtroppo, da sola”.

Sullo stoccaggio temporaneo delle acque azotate, Todini ribadisce che “i laghetti sono stati tutti utilizzati sulla base di relazioni geologiche firmate da tecnici abilitati; a Papiano, come è noto, sono stati analizzati i pozzi adiacenti prima dell’utilizzo del laghetto e lo risaranno una volta vuoto; i proprietari hanno copia dei risultati”.
“Tengo a ribadire – continua l’assessore – che il riutilizzo agronomico della acque reflue del biodigestore è il miglior modo di nutrimento dei terreni, che vengono tutelati dall’utilizzo di fertilizzanti chimici”.
Sui rischi di infiltrazioni di azoto nelle falde, dopo aver rilevato che molto spesso queste sono protette da un ricco strato di argilla, tipico delle nostre zone, l’assessore rileva che “nulla del genere è stato mai segnalato, nè laddove si è sempre svolto lo spandimento delle acque, nè presso le lagune, dotate di appositi pozzetti spia”.
“L’utilizzo del nuovo metodo di spandimento, secondo una buona pratica agricola utilizzata in Europa e Italia – prosegue Todini – ci consentirà di avviare lo svuotamento della laguna. Il minor carico di azoto nelle acque risolverà molti problemi ed eliminerà di fatto anche quelli olfattivi legati al loro utilizzo, peraltro già oggi minori rispetto al passato”.

In conclusione l’attenzione non può non andare all’ammodernamento dell’impianto: ”servono interventi per migliorarne le prestazioni ambientali ed economiche. Aspetti non separabili, tra i quali va ricercato il migliore equilibrio; le verifiche sono in corso e chiunque potrà entrare nel merito del progetto, contribuendo alle soluzioni. Un confronto che non può però partire da veti preventivi e conservatori. Attualmente il tutto è in fase di discussione ad un tavolo tecnico sulla zootecnia promosso dalla Regione dell’Umbria”.
Intanto si sta approntando un progetto per la copertura ed il filtraggio dell’aria di tutte le vasche di rilancio verso il depuratore.

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