Si svolgerà dal 30 agosto al 28 settembre, presso la sala delle Pietre dei palazzi municipali di Todi, la mostra archeologico-documentaria “L’urna tudertina del Maestro di Enomao”, iniziativa organizzata dall’assessorato comunale alla cultura in collaborazione con i Musei Vaticani e la Biblioteca Oliveriana di Pesaro.
L’urna, perfettamente conservata, era partita da Todi nel lontano 1772, anno in cui fu donata dalla città a Papa Clemente XIV in segno di riconoscenza.
Ora, a distanza di quasi due secoli e mezzo passati inizialmente dimenticata nei magazzini e poi in bella evidenza nei musei vaticani, l’urna torna temporaneamente per essere esposta a Todi.
La mostra, curata in prima persona dall’assessore e archeologa Margherita Bergamini, si caratterizza per la ricostruzione della storia e delle vicende vissute dall’urna, proveniente in realtà da Volterra ed attribuita appunto al “Maestro di Enomao”, figura convenzionale legata principalmente all’ambito volterrano.
Se la sua origine non è Todi, qui fu però ritrovata all’interno del piazzale della Rocca nel 1516 mentre veniva cavato materiale per la costruzione del tempio della Consolazione.
Il luogo del rinvenimento era stato sede in precedenza di una abbazia benedettina che aveva possedimenti in Toscana, da dove l’urna fu fatta arrivare per custodire le ceneri di una giovane vergine (da qui l’asportazione dal coperchio dello sposo che in origine compariva).
Questa la scheda dedicata all’urna presso i Musei Vaticani:
Todi, località La Rocca; primo quarto del II secolo a.C.; alabastro; coperchio: altezza cm 40,5 e lunghezza cm 81; cassa: altezza cm 43 e lunghezza cm 84,5.
Sul coperchio è raffigurata una coppia di coniugi distesa su una kline nell’atto di banchettare, scolpita a tuttotondo. Sulla cassa è rappresentata a bassorilievo l’uccisione di Enomao da parte di Pelope.
Enomao, signore di Pisa nell’Elide, era solito sfidare i pretendenti di sua figlia Ippodamia in una fatale corsa ai carri, da Pisa all’Istmo di Corinto, durante la quale li raggiungeva e li uccideva trafiggendoli con la sua lancia.
Solamente Pelope riuscì infine a vincerlo, usando i cavalli ricevuti in dono da Poseidone, oppure, secondo un’altra versione, corrompendo Mirtilo, l’auriga di Enomao, che, con l’inganno, sabotò una ruota del carro del suo sovrano.
Nella mischia, resa da una composizione estremamente animata ed articolata su più piani, interviene attivamente un demone femminile alato, raffigurato in alto al centro.
L’urna è esposta nei Musei Vaticani all’interno delle Sale X e XI, che si avvalgono della seguente contestualizzazione:
“Dal IV secolo a.C., e per tutta l’età ellenistica, è particolarmente documentato nell’Etruria settentrionale interna il rito dell’incinerazione, con il conseguente costume funerario di deporre le ceneri dei defunti entro urne scolpite in pietra o modellate in terracotta.
Nelle principali città etrusche di questo vasto territorio (Volterra, Chiusi e Perugia) si produsse una gran quantità di urne cinerarie, dalle peculiari caratteristiche artistiche e tipologiche.
I rilievi che ornano la fronte delle casse sono il frutto di una elaborazione autonoma del repertorio figurativo ellenico. Miti greci e temi più propriamente etruschi coesistono, accomunati dall’adozione dello stesso linguaggio figurativo, in una delle più caratteristiche manifestazioni dell’artigianato artistico etrusco.
Le urne erano scolpite nella pietra naturale del territorio: l’alabastro per Volterra e per Chiusi, il travertino per Perugia, ma non mancano pietre meno pregiate; le superfici erano in origine caratterizzate da una vivace policromia di cui si conservano solo poche tracce.
Sul coperchio delle urne veniva idealmente raffigurato il defunto (o la defunta) semidisteso nella classica posizione del banchettante, mentre sulla cassa erano scolpite scene mitologiche oppure legate alla sfera dell’oltretomba. Nel Museo Gregoriano Etrusco sono presenti le principali produzioni di urne etrusche”.
L’inaugurazione della mostra avverrà sabato 30 agosto alle ore 17,30. Interverranno, oltre al sindaco Ruggiano e all’assessore Bergamini, la Soprintendente ai beni archeologici dell’Umbria, Mariarosaria Salvatore, e il direttore della sezione antichità etrusco-italiche dei musei vaticani.










