L’indebitamento degli umbri, come per il resto degli italiani, cresce. Secondo uno studio della solita Cgia di Mestre (Artigiani e piccoli imprenditori) l’indebitamento medio delle famiglie italiane ha toccato nel dicembre del 2007 i 15.765 euro.
In Umbria, nella provincia di Perugia, l’indebitamento medio risulta pari a 14.863 euro; in provincia di Terni, invece, l’esposizione è più bassa: 12.547 euro.
I dati, se raffrontati con la situazione registrata nel 2002, evidenziano che in cinque anni la situazione economica delle famiglie umbre è decisamente peggiorata, dato che vi è stato un ricorso a mutui, finanziamenti e credito al consumo praticamente più che raddoppiato: la variazione è stata a Terni del 66,7% e a Perugia del 60,2%.
Nonostante tutto è andata peggio nel resto d’Italia, visto che a livello nazionale nel quinquennio l’indebitamento è salito in media di oltre il 93%.
Nella classifica dei più indebitati in termini assoluti c’è in testa Roma con una media di 21.949 euro, seguita da Milano con 21.321 euro. In cinque anni, il record della crescita del debito è invece di Napoli, con un aumento del 116%, quasi alla pari con Reggio Emilia e Piacenza.
Secondo i commenti degli autori dello studio, le realtà più indebitate sono quelle che registrano i redditi più elevati e che la crescita dell’esposizione sia da legare soprattutto agli investimenti effettuati nel settore immobiliare. Ciò non esclude, ovviamente, che siano coinvolte tante famiglie appartenenti alla fasce più deboli della popolazione e a rischio indigenza a causa del rialzarsi dei tassi.
Un altro indicatore negativo è quello fornito da Bankitalia nel suo bollettino statistico, nel quale si segnala una crescita del 28% in due anni del credito al consumo che, lo scorso marzo, è arrivato a sfiorare i 100 miliardi di euro.
In Umbria la consistenza del credito al consumo ha raggiunto a marzo 2008 i 1.452 milioni di euro, con una crescita del 30,7% rispetto al 2006.
Percentuali maggiori sono toccate da Basilicata (37,9%), Emilia Romagna (35,2%), Calabria (34,8%), Lombardia (32,2%) e Marche (31,1%).







