Scelte di qualità sono necessarie a garantire lo sviluppo sostenibile degli insediamenti residenziali e produttivi di un territorio

Le opere di “urbanizzazione primaria” (verde pubblico e privato, viabilità, illuminazione, fognature, acquedotti, elettrodotti, spazi sociali, comunicazioni, ed, in genere, infrastrutture atte a garantire una buona qualità della vita individuale e di relazione) sono necessarie a garantire lo sviluppo sostenibile degli insediamenti residenziali e produttivi di un territorio ed, insieme alle infrastrutture di mobilità, hanno determinato nei secoli lo sviluppo e la qualità dei loro tessuti civili e ciò perché c’è uno stretto nesso tra la qualità degli insediamenti con le loro pertinenze e la civiltà locale e tutte queste opere sono d’interesse comune, non devono essere considerate come una facoltà discrezionale e negoziabile e devono essere qualificati come interessi legittimi e non come diritti soggettivi, anche se nell’esercizio delle loro funzioni le Pubbliche Amministrazioni devono garantirli, conciliarli e tutelarli.

Ciò fa sì che le opere dell’urbanizzazione primaria e le infrastrutture di mobilità siano elementi che condizionano sospensivamente ogni trasformazione del territorio, fungendo da reticolo predeterminato in cui le strutture e le loro pertinenze devono inserirsi armonicamente, in un contesto articolato e dinamico nel tempo e nello spazio.
L’urbanizzazione è da sempre un elemento essenziale di ogni dinamica politica e storica e, come tale, è attribuita alla potestà delle Pubbliche Amministrazioni, in particolare a quella del sindaco del Comune che deve esercitarla, di concerto con gli altri organi pubblici competenti e non limitandosi ad una sorta di mediazione istituzionale o operando tardive repressione di abusi, già consumati e di fatto non rimediabili.
La Pubblica Amministrazione non può coprirsi le spalle inserendo nei suoi provvedimenti la pilatesca riserva della generica salvezza dei “diritti di terzi” perché il territorio di sua competenza non è un coacervo di aree di proprietà con diritto reale d’uso e d’abuso ma un corpo territoriale vivente, formato da molte membra interdipendenti e complementari.

Si tratta, infatti, del patrimonio indivisibile ed indisponibile della comunità insediata e che quando la qualità del tessuto urbano peggiora viene penalizzata da una urbanizzazione primaria incoerente e discrezionale, incompatibile con lo sviluppo di un fattore primario della qualità della vita dei cittadini, non solo nel singolo comune ma anche nel comprensorio omogeneo più ampio che oggi la ricerca scientifica più avanzata definisce come “area vasta”.
La nostra “area vasta” è quella che comprende il territorio dell’Unione dei Comuni delle Terre dell’Olio e del Sagrantino, attraversato in epoca romana dal Diverticolo Antico della Via Flaminia e popolata da millenni da Umbri che, avendo condiviso il travaglio plurisecolare di una comune civiltà, vogliono continuare a governare il loro destino, condividendo solidalmente le responsabilità ed i risultati dell’uso della loro terra.

L’urbanizzazione e la riorganizzazione amministrativa del nostro territorio, in particolare nei comuni montani, sono oggi in una fase evolutiva e non possono certo continuare ad essere affidate allo “stellone d’Italia” e, tantomeno, a forme di negoziazione individuale o campanilistica ma è necessario che tutti abbiano le idee ben chiare e le dibattano nella chiarezza: propongo, perciò, al Presidente dell’Unione dei Comuni delle Terre dell’Olio e del Sagrantino tramite il sindaco di Massa Martana di convocare entro il 2008 un’assemblea degli amministratori e dei responsabili delle realtà interessate, finalizzata ad approfondire questa problematica di viva attualità con la partecipazione informata di tutti i cittadini che devono poter rendersi conto di persona della situazione e riaffermare che ogni legittimo interesse privato deve essere subordinato ed armonizzato con gli interessi collettivi.
 
La “polis” deve finalmente prevalere sul “feudo” ed il diritto comune universale sull’arbitrio particolare dell’individuo, indipendentemente dal colore politico di coloro che sono chiamati ad adempiere un mandato popolare, temporaneamente, responsabilmente e nell’interesse generale, anche di quelli che la volontà popolare chiama ad esercitare il ruolo d’opposizione democratica e responsabilmente costruttiva.
Le vestigia di un civiltà evoluta in epoca romana e medioevale mi confermano che le risorse per lo sviluppo civile della nostra terra ci sono ed io, anche se finora ho solo sognato, non smetterò mai di pretenderne la piena utilizzazione, non voltandosi indietro e “lasciando che i morti seppelliscano i loro morti”.

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