Gli amanti degli animali ma anche altri, colpiti dalla tenerezza dei cuccioli appena nati, sono portati ad abbracciarli, accarezzarli e coccolarli.
Nonostante le buone intenzioni ciò non è bene.
Attenzione a non toccare e tantomeno a non prelevare i cuccioli di capriolo e di altri animali selvatici, apparentemente abbandonati: non solo si infrange la legge, ma soprattutto si arreca un danno ai piccoli.
È la raccomandazione che viene dall’Osservatorio faunistico regionale dell’Umbria nell’imminenza della stagione delle nuove nascite.
In Umbria, i caprioli, la specie più piccola dei cervidi europei, rivestono una elevata importanza naturalistica e vanno protetti e salvaguardati.
Nei mesi di maggio e giugno ci saranno i parti dei caprioli e a molti, nei boschi e in campagna, potrà capitare di imbattersi nei cuccioli nascosti fra la vegetazione.
Nelle prime settimane di vita, la madre sta con i piccoli solo per le poppate; i genitori restano vicini a loro, andando in cerca di cibo e comunque sono vigili sulla prole nascosta nell’erba alta o sotto alberi caduti.
Il contatto con l’uomo, spiegano dall’Osservatorio, lascia sui piccoli il suo odore e in questo caso la madre non li avvicinerà più, rifiutandoli.
Inoltre non va dimenticato, sottolineano dall’Osservatorio, che l’articolo 3 della legge 157/92 in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio vieta espressamente la “cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati”.
Il comportamento corretto è pertanto quello di non toccare i piccoli o peggio ancora raccoglierli per portarli via, ma piuttosto di allontanarsi in modo che la madre possa tornare da loro e guidarli verso un altro luogo, al sicuro.
Accarezzarli o prenderli in braccio significa esporli al sicuro rifiuto da parte della madre.
Se i piccoli fossero feriti, ci si deve rivolgere alle autorità competenti in modo che possano essere trasferiti e curati nelle strutture specializzate.








