Lo scontro, tra chi intende risolvere i problemi dei bambini a suon di psicofarmaci contro l’iperattività e contro la distrazione mentale e coloro che chiedono un approccio naturale alla vivacità dei minori, giunge di nuovo nelle aule di giustizia.
Il farmaco Ritalin, usato per “calmare” i bambini, è ancora oggetto di un’inchiesta giudiziaria anche in Italia.
Negli Stati Uniti è nata quella sindrome chiamata di Adhd e qui le accuse si basano su due fattori: si attribuisce alla sedicente sindrome ogni scostamento da comportamenti infantili che sono graditi agli adulti, come se questi fossero depositari della perfezione.
Quindi ogni bambino che non si comporta esattamente come vorrebbero i genitori, viene definito malato, senza indagare né la misura dello scostamento dalla “media” né le convinzioni né eventuali problemi interni alla famiglia.
In secondo luogo molte associazioni attribuiscono all’impiego di psicofarmaci, l’aumento dei suicidi nei giovanissimi.
A corollario c’è l’accusa alle industrie farmaceutiche di promuovere i farmaci per solo interesse economico.
Anche chi in Italia usa questi medicinali ammette che i comportamenti dei figli nella “maggior parte delle volte dipende dai genitori, troppo permissivi o magari del tutto assenti. I bambini si educano con i fatti non con le scarpe da 250 euro.
Quindi il fenomeno dovrebbe essere limitatissimo e non giustificare la campagna per “screening di massa” che si avvarrebbe anche di insegnanti di scuola, che non sono preparati scientificamente, ma che compilano questionari alla base delle “sentenze” di diversità dal modello di bambino ideale, secondo interpretazioni del tutto individuali.
Ora le indagini della Procura di Bologna si concentrano per la seconda volta sulla psicologa portavoce dell’associazione Agap (amici di Paolo).
In questa seconda inchiesta, ad “incastrare” la donna una telefonata registrata e inserita sul sito internet dell’associazione “Giù le mani dai bambini”, che farebbe sospettare l’esistenza di un presunto centro diagnostico abusivo, dove verrebbero visitati i bambini.
Nella conversazione si parla infatti nuovamente del centro di San Donà di Piave (Venezia), una struttura dove sarebbero più “morbidi”, rispetto ad altri, nel prescrivere il farmaco.
In allegato la denuncia dell’associazione









