Con la proposta di presunta “transazione” con la Di Lorenzo: chi ha vinto?. Il 20 giugno scorso si è svolto il consiglio comunale che ha avuto, come punto cruciale, l’improvvisa proposizione, da parte del comune, dell’accordo imposto dalla ditta Distillerie G. Di Lorenzo. La questione importante è: come difendere le sacrosante ragioni dei cittadini? E chi deve difenderle oltre la comunità marscianese stretta ai comitati?
Non dovrebbe essere, per primo, il comune a farsi interprete e carico delle ragioni di coloro che vogliono evitare di subire l’inquinamento dell’aria e del suolo dove vive, mentre subisce l’assalto di chi si preoccupa solo del proprio tornaconto personale?
All’inizio sembrava che il comune avesse preso a cuore le ragioni dei cittadini cercando di fermare le pretese della Distillerie Di Lorenzo, anche a seguito delle varie denunce del Comitato Ambiente alla Magistratura, che l’azienda distillatrice di grappe ha cercato di bloccare con la presentazione di numerosi ricorsi al TAR. L’elenco è lungo e non può essere riportato in queste brevi note. Possiamo solo ricordare che sono ancora tutti da trattare nel merito: tre per Papiano e ben sei per il Cerro. L’azienda di Ponte Valleceppi, infatti, ha contestato tutto quello che, in apparenza, il comune ha fatto per contrastare il possibile inquinamento dell’ambiente, con le ordinanze sindacali e l’approvazione, a cose fatte ed autorizzate, del nuovo regolamento per le attività insalubri.
A prima vista, era sembrato trattarsi proprio di una vera e propria “guerra”, quella attuata dai cittadini inferociti, con manifestazioni dove la loro presenza, spalleggiata dai comitati, è stata notevole, tutti uniti contro il deposito e lo stoccaggio delle vinacce nel comune di Marsciano. Invece il presunto battagliare dell’amministrazione comunale aveva un unico scopo: prendere tempo e, in questo modo, vincere la resistenza dei cittadini!
La Distillerie, infatti, nonostante le denunce dei cittadini ed i ricorsi al TAR, ha continuato – come più è parso comodo all’azienda stessa – a stoccare le vinacce al Cerro ed a spargere anche al suolo, in quel di Papiano, alcuni scarti della lavorazione delle vinacce, fatti passare per buoni fertilizzanti quando invece sembrano essere stati solo pericolose fanghiglie. Il Tar, poi, non ha accettato le richieste di sospensiva della Di Lorenzo, quindi, alla fine, per salvare il fondoschiena a qualcuno, è stato pensato bene – con il placet dei legali di entrambe le parti – di accordarsi su tutto.
Con quest’accordo la Distillerie ed il comune hanno siglato un armistizio, che permette all’azienda di depositare fino a 55.000 t di vinacce al Cerro, almeno fino al 31/03/2017; dopo di che…forse riprenderanno il via i ricorsi. E non è escluso che, strada facendo, per le vinacce possa essere utilizzato anche il terreno di Papiano. Infatti nonostante l’accordo fatto lo escluda, il deposito potrebbe esser fatto; con l’inevitabile conseguenza della presentazione di un altro ricorso al TAR in conseguenza dell’insorgere di un qualche improvviso pretesto come, ad esempio, quello causato da una protesta dei cittadini che non vogliono essere zittiti col mettere loro un’ultima mordacchia.
L’accordo approvato in consiglio comunale solo dalla maggioranza dei consiglieri accodati nel listone che sostiene il sindaco, è un’altra farsa, un’altra perdita di tempo da azzeccagarbugli, comunque un palliativo, su di un problema ancora caldo. La proposta è solo strumentale, un traghetto per, forse, arrivare ad una futura transazione da regolare non con un accordo estemporaneo, last minute ma, nei termini più seri e precisi, previsti dalla legge. Tra le novità dell’accordo, poi, assume particolare rilievo il recesso, il passo indietro, del comune che ha cambiato le carte in tavola, con un’interpretazione ad hoc dell’art. 8 del regolamento sulle aziende insalubri.
“Divieto di deposito e/o stoccaggio di materie fermentescibili o comunque capaci di provocare emanazioni sgradevoli. È vietato il deposito e/o lo stoccaggio in ambiente aperto di materie fermentescibili o comunque capaci di provocare emanazioni sgradevoli.” Per la Di Lorenzo, infatti, la rivisitazione del testo, è un’interpretazione assai provvida per l’azienda stessa, nonostante fosse stato approvato nel consiglio comunale del 26 luglio 2014 e, quindi, con buona pace di tutti i consiglieri comunali. Anche con la scelta se non forzata, almeno obbligata, fatta da quelli della maggioranza, assediati dai cittadini furenti e sotto shock per l’arrivo improvviso della società “vinacciara” a Marsciano. Ed era, il regolamento, stato accettato con un’evidente riserva mentale da parte loro, consiglieri PD in testa; riserva che solo oggi è stata portata allo scoperto, resa del tutto evidente. L’approvazione del regolamento, dunque, in particolare dell’art. 8, era stato fatto solo per fronteggiare il malumore della popolazione che, in quel fatidico luglio del 2014, si era rivoltata alla calata dei “barbari” vinaccieri.
Quelle tre paroline nel regolamento “in ambiente aperto” facevano la differenza: tra il divieto assoluto di scaricare le vinacce a terra e quello che, invece, viene adesso autorizzato con l’accordo, purché le vinacce siano – pudicamente – coperte con teli mobili. Insomma, da ora in poi, le vinacce possono e potranno essere depositate a terra e, quindi, non necessariamente insaccate solo nei “salsiciotti” com’era stato ordinato dal sindaco dopo la proposta della Distillerie, dell’utilizzo dei silobag, nel “decisivo” ricorso dalla stessa presentato al TAR.
Il Movimento 5 Stelle di Marsciano, si è subito e sempre schierato dalla parte della popolazione marscianese ed ha difeso – e continuerà a farlo assieme alle altre forze dell’opposizione che lo vorranno – i diritti dei cittadini; che, purtroppo, ancora una volta, sono stati estromessi dalle decisioni, prese, in primis, solo dal turbo-sindaco e, poi, ratificati nel consiglio comunale del giugno scorso dai soli consiglieri comunali della maggioranza. Per una decisione come questa, invece, si sarebbe dovuto quantomeno convocare un’assemblea pubblica; o, meglio ancora, la proposta essere prima discussa nella commissione consiliare competente e, poi, essere portata all’eventuale approvazione in un consiglio comunale straordinario, anche urgente, ma aperto alla cittadinanza. Ed è stata questa e solo questa la richiesta fatta dal consigliere 5stelle Offredi, nella lettera inviata al presidente del consiglio, al sindaco, al segretario generale e a tutti i capigruppo consiliari. Verba volant, scripta manent…
Richiesta che tutti i consiglieri – in particolare quelli della maggioranza “accucciati” ai piedi del loro sindaco – hanno bellamente ignorato, violando i diritti e facendo l’ennesimo torto alla dignità ed al legittimo interesse dei cittadini marscianesi.

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