Un parco con oltre 150 animali, in un contesto naturale unico, nato dal lavoro appassionato e tenace di Leonardo Boccanera: open day domenica 7 agosto
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Chiudete gli occhi. Immaginate un’oasi da sogno, immersa nel verde, ricca di acqua e di tanti animali da sembrare l’arca di Noè.
Riaprite gli occhi: questo luogo esiste, si chiama Leo Wild Park e si trova a Collevalenza di Todi, nel cuore dell’Umbria.
Dislocato su un’area di 20 ettari, adagiata lungo il torrente Naia, immerso in un panorama da sogno che spazia dal sovrastante Castello di Montenero, nel quale si apre all’improvviso una finestra mozzafiato su Todi, il parco appare come una sorta di paradiso in terra per chi ama la natura e la fauna indigena ed esotica.

Per chi ha buona memoria questo luogo esiste da decenni, da quando l’indimenticato Franco Todini, imprenditore di origini tuderti, fondatore dell’omonimo gruppo industriale nel settore delle grandi costruzioni, realizzò quest’oasi all’interno della tenuta agricola di famiglia.
Alterne vicende lo avevano portato negli ultimi anni quasi ad una graduale dismissione, ma grazie ad una soluzione trovata da Luisa Todini, top manager di rango nazionale ancora legata a Todi e alla memoria del padre, il parco è ora tornato a splendere.

A riqualificarlo, ripopolarlo di animali e rilanciarlo in grande stile è arrivato da poco più di un anno Leonardo Boccanera, un giovane perito agrario neppure quarantenne che, da quando è uscito di scuola ha fatto della sua passione per gli animali una professione, fino a diventare una “autorità” in Italia nel settore degli animali esotici, in particolare per quanto riguarda i loro trasferimenti, il salvataggio e recupero e la loro reintroduzione in natura, con importanti progetti europei all’attivo e primarie collaborazione con istituzioni quali, ad esempio, Asia Foundation.

Al Leo Wild Park ci sono attualmente 150 esemplari, la maggior parte allo stato libero o semilibero, suddivisi per continenti o macro aree geografiche. Un numero destinato rapidamente a crescere se si pensa che Leonardo ha, in un’altra tenuta familiare di circa 2 ettari, a Gualdo Cattaneo, qualcosa come 300 animali, frutto di un amore incondizionato coltivato già quando frequentava il Ciuffelli di Todi (limitandosi ai serpenti!) e sbocciato alla grande subito dopo terminati gli studi.

Il parco è visitabile comodamente percorrendo un comodo anello pianeggiante lungo meno di 2 chilometri che circunaviga una serie di pittoreschi laghetti popolati da uccelli e pesci, oltre che occasionalmente da qualche altro animale, tipo i bisonti, che vanno a farvi regolarmente il bagno.
Se a poca distanza non corresse la ferrovia centrale umbra, con i suoi rari treni che passando lanciano il loro inconfondibile fischio, conferendo un tratto ulteriormente pittoresco all’ambiente, la visita può anche trasformarsi in un tuffo nel lontanto passato, tanto sono rarefatte alla vista, tutt’intorno, le tracce di antropizzazione.

L’elenco degli animali sarebbe lungo: asino selvatico della Somalia, specie in via di estinzione, Yak dell’Himalaya, Guanahi della pampa argentina, Alpaca degli altopiani andini e poi struzzi, daini, gru della Manciura, cammelli siberiani, dromedari, zebre reali del Sudan, cormorani, garzette, aironi cenerini, egrette, guardabuoi e, come appunto nell’Arca di Noè, chi più ne ha più ne metta (le prossime a sbarcare qui saranno alcune giraffe salvate da uno zoo).

Il Leo Wild Park è tornato ormai visitabile, soprattutto per gruppi organizzati, scuole in particolare, sotto la guida di Leonardo e di sua sorella Valentina. Periodicamente, poi, vengono promossi degli open day, giornate nei quali l’ingresso a pagamento è possibile anche senza prenotazione.

La prossima occasione, da non perdere, è quella di domenica 7 agosto, da mattina a sera, per un “sogno di mezza estate”, lo stesso coltivato da Leonardo, con passione e tenacia, da vent’anni a questa parte. Lo stesso che mosse il suo iniziale ideatore, Franco Todini, che oggi sarebbe felice come pochi altri di questo nuovo corso.

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