Un’estate da dimenticare, quella che da poco ci siamo lasciati alle spalle, per quel che riguarda la regolarità del servizio idrico: guasti a ripetizione, rubinetti spesso a secco per improvvise sospensioni del flusso idrico, difficoltà ad avere un quadro chiaro e tempestivo di quel che stava succedendo e del come e quando si approntassero rimedi. Da questo è scaturito un incontro del Sindaco, Maria Pia Bruscolotti con i vertici di Umbra Acque aperto anche alla cittadinanza, per ascoltare, per dare risposte. Ma anche per documentare l’azione continua e pressante che l’Amministrazione comunale svolge nei confronti di Umbra Acque per sanare le criticità, per la restituzione del debito che l’Azienda ha accumulato nei confronti del Comune. Infine, per sottolineare il valore di progetti in via di completamento (il raddoppio del depuratore) o di imminente realizzazione, come il sistema fognario a Cerreto. L’incontro si è dimostrato sicuramente utile: nonostante situazioni di particolare disagio, che hanno creato comprensibili esasperazioni, e a parte qualche prevedibile strumentalizzazione, il confronto azienda-cittadini ha consentito di avere un quadro chiaro e veritiero della situazione, di accertare quel che si deve e si può fare per migliorare il servizio, senza inseguire impossibili soluzioni miracolistiche. Accanto al Sindaco, a rappresentare Umbra Acque i suoi massimi dirigenti: il Presidente Gianluca Carini e l’Amministratore delegato Paolo Pizzari.
Partiamo dai disagi patiti quest’estate causati da problemi strutturali. Il territorio di Massa Martana è servito da una sola centrale: se le succede qualcosa non ci sono strutture alternative o di riserva da attivare in casi di emergenza. Se non accade nulla anche una rete così riesce a garantire un servizio decente. Se la sorte si accanisce, si rischiano continui collassi. È quel che è successo nei mesi scorsi. Una sequenza di guasti eccezionalmente superiore alla media. Ai buchi verificatisi nella rete si sono aggiunti problemi di funzionamento alla stazione di pompaggio di S. Maria alle Grazie e ai serbatoi della Pace. Il problema più complesso da risolvere resta quello della rete, proprio per la sua vetustà e fragilità: al punto che una soluzione radicale appare oggi impossibile, mentre si può puntare a soluzioni intermedie che consentano di ridurre al massimo il rischio di disagio. Una rete che avendo molti punti deboli registra perdite a macchia di leopardo. Perdite non sempre visibili in superficie – come è accaduto spesso quest’estate – soprattutto laddove il terreno è ghiaioso o sabbioso: in questo caso non è semplice appurare il punto preciso di perdita e, quindi, predisporre la riparazione.
Cosa si può fare nel breve e medio periodo per arginare questa situazione? Nell’immediato – questa la risposta di Umbra Acque – sarà attivata una accurata ricerca per una mappatura delle perdite: la rete sarà suddivisa in distretti; saranno installati misuratori e registratori di portate e pressioni per ottimizzare la distribuzione, programmare riparazione dei punti di perdita e sostituzione dei tratti di rete più fragili. Lo scopo è quello di recuperare risorse idriche attualmente disperse senza sottrarne altre all’ambiente. Contestualmente, sarà ampliato il numero degli impianti telecontrollati, misuratori, sonde e attuatori saranno installati nei serbatoi – ora ne sono sprovvisti – per migliorare in monitoraggio della rete e velocizzare gli interventi di emergenza in caso di guasti o perdite, minimizzando i disagi. Nel medio termine – compatibilmente con le risorse reperibili nel Piano pluriennale degli interventi – si aumenterà la potenza e l’affidabilità sella stazione di pompaggio di S.Maria delle Grazie, verrà aumentata la capacità dei serbatoi che attualmente, in caso di disservizio, garantiscono per pochissimo tempo la continuità dell’erogazione.
Ma come stiamo a risorse disponibili? Ecco il quadro fatto dal vertice di Umbra Acque. Ce ne vorrebbero di ingenti per por mano a una mole di lavori, non eseguiti in passato, per contrastare l’altrimenti irreversibile e costante invecchiamento di reti e impianti. Per avere un’idea dello stato dell’arte basti pensare che il solo fabbisogno da destinare a questo scopo – non per migliorare sostanzialmente lo stato attuale, ma per evitare l’ulteriore e progressivo deterioramento delle reti (acquedotto e fognature) – senza contare quel che occorrerebbe per depuratori, stazioni di sollevamento, serbatoi, escavatori, autovetture, strumenti informatici, eccetera – è superiore all’insieme delle risorse attualmente previste nel vigente Piano degli investimenti.
In tale contesto è possibile immaginare un aumento delle risorse destinate al territorio massetano? Bisogna attenersi alle linee guida fissate dalla AEEGSI, l’Autorità che sorveglia la gestione dei servizi idrici, che per ogni intervento esigono di valutare il rapporto costo/beneficio che, generalmente favorisce le aree più densamente popolate. Ma, in concreto, ciò non vuol dire escludere dagli interventi Comuni meno popolosi, ad esempio Massa Martana. Basti citare il potenziamento dell’impianto di Sarrioli (costo un milione di euro circa, fine lavori giugno 2017); l’acquedotto per S. Illuminata o la già citata fognatura a Cerreto (investimento di 60 mila euro). Fondamentale nel ricercare il giusto equilibrio tra linee guida, sacrosante esigenze del territorio e disponibilità di risorse è il ruolo svolto dalle Amministrazioni comunali che concorrono a definire in sede ATI (gli ambiti territoriali) la concreta attuazione delle linee guida, partendo dal presupposto che l’acqua è un diritto di tutti, che deve valere un principio solidaristico finalizzato a non lasciare indietro nessuno e a non penalizzare le arre con basso indice di popolazione. Pur dovendo fare i conti con una ulteriore difficoltà: i cofinanziamenti della Regione sono attualmente assorbiti per la gran parte da interventi di bonifica ambientale, per sanare situazioni che altrimenti esporrebbero l’Umbria a procedure di infrazione da parte della UE. In totale, nel quadriennio 2016-2019 il Piano degli investimenti prevede 130mila euro per il territorio massetano: i costi degli interventi a S. Illuminata e Cerreto, più 60 mila per interventi sul complesso della rete comunale.
C’è molto ritardo da recuperare. Ancora qualche dato fornito dal vertice di Umbra Acque. In Europa si investono mediamente 100 euro all’anno per abitante per la manutenzione delle strutture idriche. In Italia la media è di 30 euro, con forti diseguaglianze: si va dai 60 euro della Toscana ai 20 dell’Umbria. Ma ci sono segnali di discontinuità e cambiamento: per effetto della spinta operata dai Sindaci nella nostra regione e, in particolare, nell’area gestita da Umbra Acque, la media di investimento per abitante si allineerà a quella nazionale (30 euro) con l’obiettivo di andare oltre. Si tratta, in definitiva, di trovare un accettabile punto di mediazione tra quel che si dovrebbe fare e quel che realisticamente si può fare. Umbra Acque gestisce 6500 km di acquedotto e 3500 km di fognature. La vita media dei tubi è di 50 anni, ogni anno bisognerebbe sostituirne il 2%, pari a 200 km, per un costo stimato di 20 milioni di euro: ciò, si badi bene, per mantenere l’attuale livello di funzionamento della rete ed evitarne ulteriore degrado. In concreto, il Piano degli investimenti mette a disposizione di Umbra Acque 15 milioni di euro all’anno per l’intera gestione del servizio. Il che ha significato, fino all’anno scorso, poter dedicare soltanto 2 milioni al rinnovamento delle reti. Ora queste risorse sono salite a 5 milioni, anche perché è stato accolto il suggerimento di Umbra Acque di destinare più investimenti al rinnovamento di strutture fatiscenti e alla riduzione delle perdite, che attualmente superano il 50% dell’acqua che viaggia nelle tubature. Resta qualcosa da dire ancora su una delle opere più importanti, il raddoppio del depuratore, pronto per giugno 2017, con un investimento di 950 mila euro. Si tratta di un’opera di grande importanza per la qualità della vita e la tutela dell’ecosistema lago, una delle poche aree sensibili della regione, esposta a rischio di eutrofizzazione. Per di più, l’acqua depurata, per quanto molto pulita perché soggetta trattamenti molto efficaci, non finirà direttamente nel lago Trasimeno, ma in bacino idrico adiacente.
Un’altra questione sollevata con forza nell’incontro con i vertici di Umbra Acque è quello del rapporto dell’Azienda con i cittadini, della tempestività, chiarezza e precisione delle informazioni, specialmente in caso di guasti ed emergenze. L’azienda – questa la risposta – investirà risorse finanziarie e umane in questo settore chiave. Ad inizio 2017 dovrebbe andare a regime il servizio di allacciamento per via telematica, mentre si sta sperimentando un sistema di messaggistica mirato alle aree interessate in caso di guasti, sospensioni o altro.
Una questione che ha creato molte fibrillazioni e sulla quale l’Amministrazione di Massa Martana ha spinto con le buone e qualche volta – se così si può dire – anche con le cattive: il pagamento da parte di Umbra Acque della quota/canone dovuta ai Comuni. Dal 2010 l’Azienda non pagava. La svolta nel 2015 con un accordo Azienda-Sindaci. Il Piano economico e finanziario approvato dall’assemblea dell’ATI prevede la restituzione del debito accumulato (15 milioni di euro) nel quinquennio 2017-2021; ma già quest’anno Umbra Acque, accelerando i tempi, pagherà la quota annuale più una rata del debito.
Altre questioni più particolari (e spesso molto intricate) sono state sollevate durante l’incontro. Ad esempio, il caso di utenze che dovrebbero essere allacciate a porzioni di rete nuova. Gli allacci, si sa, sono a carico degli utenti; ma questi hanno già pagato a suo tempo l’allaccio alla rete vecchia. Debbono ripagare? Secondo norma sì, secondo buon senso no. Come se ne esce? È stata formulata una ipotesi: allacci senza oneri ma a partire dal 2019. I Sindaci si sono ribellati: soluzione ingiusta e penalizzante. Forse, ma è quasi una certezza, provvederà la Regione.
Infine, altri problemi su cui Umbra Acque si è impegnata a rapide verifiche: la situazione di Montignano, dove però il problema di fondo è un evento di dissesto idrogeologico che compromette anche il servizio idrico. Ma qui tocca al Cipe (comitato interministeriale) approvare progetti e finanziamenti per risolvere alla radice il problema. E cosa ci fanno quei tubi da tanto tempo depositati in prossimità della Pace? Servono a sostituire un tratto di rete lungo la Flaminia Vecchia: è tutto pronto ma manca il parere della Soprintendenza, senza il quale non si può procedere.
Dall’incontro ne esce un quadro più chiaro e realistico della situazione, delle responsabilità, di quello che si può fare per gestire meglio la situazione e avviarne il miglioramento. In un quadro che resta difficile per tutto il paese e che richiede perciò tenacia, pazienza e – come è avvenuto in questa circostanza – disponibilità al confronto.










