Todi non può essere amministrato da un grillino e solo un centrodestra unitario può evitarlo. La convinzione di un più che probabile simile risultato alle prossime comunali di Todi, scaturisce dalla consapevolezza di una realtà, che a Todi vede sia il centrodestra che il centrosinistra divisi, come non mai, da profonde divisioni interne e da  personalismi difficilmente superabili. Sarebbe la logica conseguenza della  mancanza di un candidato unitario sia a destra che a sinistra che porterebbe a coagulare il vasto malcontento esistente nei due poli  su un candidato di un partito di cui oggi, almeno per chi scrive, non se ne conosce né il nome né idee e programmi.
Poiché amministrare il comune di Todi significa amministrare la più grande azienda del territorio, eleggere un sindaco senza conoscerne il suo passato, le sue esperienze e cosa intende fare in futuro sarebbe come scegliere per la gestione della propria azienda un direttore di cui non si conosce né il curriculum né la famiglia di provenienza. Errori del genere sarebbero pagati esclusivamente dai cittadini di Todi.
È una previsione dello scrivente, frutto di una passione politica durata 54 anni (70 anni di età la prossima settimana) e sempre da militante in prima linea e sempre in area di centrodestra, sempre senza pregiudizi e con il massimo rispetto verso i rappresentanti del centrosinistra. Perché per chi ama e difende il proprio territorio, il bene ed il buono non hanno mai un colore ma solo il buon senso. Fare del bene per la propria comunità significa anche fare del bene alla propria famiglia.
Il tentativo non riuscito di abbandonare la passione per la politica e di fronte  all’avvicinarsi delle elezioni comunali in una tale situazione, non si riesce a rimanere insensibili costringendomi ad esternare pubblicamente il proprio pensiero. Come “passionario della politica e geloso del proprio paese e della propria città” quasi deciso a entrare nel crescente partito del “non voto” , oggi senza tessera alcuna, con la sola condivisione delle idee dell’on. Fitto e dell’on. Capezzone, primi a dissentire (settembre 2014) nel nuovo corso di Forza Italia per  la mancanza  di democrazia interna al partito e tenaci sostenitori delle primarie, propongo quanto segue.
Al candidato sindaco Floriano Pizzichini, che, per come ha mosso i primi passi da candidato potrebbe avere tutte le carte in regola per risultare il Trump alle comunali di Todi, mi permetto di consigliare il ritiro della candidatura a sindaco trasformandola in candidatura alle “primarie” del centrodestra e di collaborare attivamente per il regolamento di dette primarie.
Agli amici di Forza Italia e Lega Nord, da ex iscritto militante e a Fratelli d’Italia, ricordando a quest’ultimi che nel 1994 alle elezioni comunali di fronte a due candidati sindaco di centrodestra, Petrini di Forza Italia e Alongi di AN, lo scrivente appoggiò senza tentennamenti e con una propria lista civica Alongi. I risultati dettero la maggioranza dei voti sommati al centrodestra, trasformati in sconfitta al ballottaggio, a dimostrazione che uniti occorre andare da subito e non al ballottaggio, questo è il consiglio che mi permetto di dare.
Dopo aver letto il loro annuncio su un pannello pubblicitario dove tra i tre simboli di partito si legge “insieme Todi riparte” e per evitare loro di risultare tra i maggiori responsabili di una sonora sconfitta elettorale (ancora peggiore di quella di Assisi di quest’anno) e non incorrere in una plateale contraddizione: individuare quanto prima il proprio candidato sindaco, che da fonte attendibile sarebbe della Lega Nord,  definire un programma per condividere lo svolgimento di primarie collaborando attivamente per la stesura del regolamento delle stesse. Con la presa di posizione di ieri, vista ai telegiornali, della Meloni, Salvini e Fitto sulla necessità delle primarie, la scelta in tal senso a Todi dovrebbe essere facilitata.
Il centrodestra così avrebbe la vittoria a portata di mano. Todi inoltre, per essere stato negli anni 2005-2006 sede delle famose convention nazionali di centro destra e città procreatrice del partito unico di centrodestra (la stampa dell’epoca definiva i promotori “il gruppo di Todi”) potrebbe tornare di nuovo alla ribalta nazionale come esempio di una coalizione di centrodestra unita e vincente.

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