Un gruppo di iscritti e dirigenti evoca le Primarie chiedendo di avviare un percorso innovativo, partecipato e trasparente perchè la coalizione che sostenne Rossini "non esiste più"
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“La strada dell’innovazione e del rinnovamento è segnata, basta solo seguirla”: è la conclusione del documento con il quale un gruppo di iscritti e dirigenti del PD di Todi – tra i quali figurano anche tre consiglieri comunali, tra cui il capogruppo, un assessore e un amministratore degli enti pubblici tuderti – pone all’attenzione del partito, della coalizione di centrosinistra e della comunità cittadina tutta la necessità di avviare un percorso nuovo, trasparente, partecipato per la costruzione di un progetto di governo di Todi e per Todi. Un progetto realmente condiviso, un progetto non di “potere” ma di temi ed idee intorno alle quali costruire un percorso politico-programmatico da cui far discendere le alleanze e la squadra di amministratori.

Il documento diffuso è quello di cui si parlava negli ambienti più informati da quasi due mesi. Un documento che, dopo due coordinamenti del PD, “è stato finalmente assunto – informa un comunicato dei firmatari – come base di partenza per una analisi più complessiva, nello spirito della massima condivisione che ci siamo sempre dati, anche rispetto ai partiti e alle associazioni che intendono partecipare alla costruzione della coalizione di centrosinistra”. La decisione di inviarlo agli organi di informazione è stata presa “anche per ricevere consigli e suggerimenti sul suo ampliamento programmatico”.

Gli estensori dell’analisi e della proposta – Marco Battistini, Simone Maria Berrettoni, Massimiliano Gioffrè, Emirjona Gjeka, Luca Marinelli, Chiara Pepi, Daniele Polverini, Manuel Valentini e Andrea Vannini – scrivono di “prendere atto positivamente della manifestata disponibilità del Segretario e della Segreteria tutta a proseguire in un percorso di unità di intenti e di vero ascolto della base democratica e non solo”, anche se in realtà sembra che vi siano state resistenze e dibattiti anche accessi, come dimostrato dai 50 giorni che sono trascorsi dalla sua presentazione alla successiva discussione e diffusione.

Il documento è denso di passaggi chiave. Uno, volendo esemplificare, è la rivendicazione di rappresentare la novità e il futuro, non solo dal punto di vista anagrafico ma sotto il profilo del metodo e della proposta: “Al passato vogliamo dire grazie. Negli ultimi anni siamo cresciuti politicamente. Ci siamo confrontati con una realtà amministrativa che non conoscevamo. Siamo diventati un gruppo dirigente politico maturo. Dobbiamo però guardare avanti, e possiamo farlo soltanto analizzando il passato, imparando dagli errori e ripartendo da quanto di buono è stato fatto“.

Arrivando al nocciolo della questione, ovvero le elezioni comunali della prossima primavera, viene detto chiaramente che la coalizione che ha sostenuto il sindaco Carlo Rossini non esiste più, mentre in città c’è invece “un nuovo attivismo che prende vita nelle varie forme di associazionismo su tutto il territorio comunale”.
Pur sottolineando che il tema non è “se Rossini fosse la persona più adatta a ricoprire di nuovo quel ruolo”, nel documento si sottolinea che “in questi anni avremmo dovuto e potuto fare di più”.

Altro passaggio: “L’atteggiamento di Sindaco e Giunta rappresentano il grande limite che ha determinato la perdita dell’entusiasmo e dello spirito di squadra che hanno fatto vincente il progetto del 2012″. E poi ancora: “Inutile negare l’esigenza di un progetto culturale inclusivo, serio, partecipato e lungimirante”, con riferimento alla gestione delle manifestazioni e degli eventi”. E ancora: “Gran parte della periferia della città e delle frazioni sono state trascurate, testimoniando una mancanza di programmazione e un tradimento del mandato elettorale”.

Pur riconoscendo ed elencando le buone cose fatte, l’analisi non risparmia ulteriori critiche: “Male la gestione di una opera strategica come l’Argine di Pian di San Martino che, tra l’altro, è costato molto in termini di consenso”. Insoddisfazione pure sulle scelte di bilancio e in particolare “sul raddoppio delle aliquote Irpef”, rispetto al quale viene evidenziata “la carenza di una seria programmazione politica per l’utilizzo delle sempre più esigue risorse, accompagnata da una insufficiente capacità di comunicazione”.

L’analisi prosegue sulla stessa lunghezza d’onda: “Abbiamo mancato totalmente nella costruzione di una nuova identità della Città che non poteva prescindere da elementi di conoscenza acquisibili solo  attraverso una ripresa del senso di comunità, della partecipazione e dell’inclusività. Abbiamo disatteso tutte le aspettative dei nostri elettori. E’ evidente che l’ascolto come elemento di comunicazione tout court non serve a nulla”. Un esempio che viene portato è quello del depuratore: “Abbiamo promesso partecipazione sui vari temi, facendo ricorso anche all’uso di questionari e  referendum. Perché, pur essendo stato richiesto in più occasioni, non lo abbiamo fatto? Perché non lo abbiamo fatto sul depuratore? Anche su questo tema si è taciuto abbastanza ed è arrivato il momento che ognuno dica la sua opinione. Perché si è scelta la strada della decisione e della gestione solitaria? Perché non abbiamo accettato il confronto con i cittadini?”.

Il documento si conclude con un’indicazione che sembrerebbe portare il nome di “Primarie”, pur mai nominate esplicitamente. “C’è bisogno quindi di un grande salto di qualità, culturale prima che politico. Occorre rendersi conto delle emergenze, costruirci attorno un progetto credibile in termini di risorse e costruito sulle priorità. Un progetto pensato insieme ai cittadini e partecipato che conduca a ricostruire, sin da ora, un rapporto chiaro e nuovo con la comunità locale”.

Primarie, dunque? Questo è quanto sembrano chiedere i firmatari del documento, che sottolineano anche, in conclusione, che in ogni caso “non permetteremo  che la discussione, la costruzione delle alleanze, del progetto di governo, della candidatura a Sindaco venga gestita, o peggio decisa, in altre sedi che non siano il Partito Democratico nei suoi organi statutari, nei suoi iscritti, nei suoi elettori”.
Un riferimento questo che potrebbe alludere alle voci che circolano in questi giorni circa candidature “imprenditoriali” calate dall’alto sulla città e su possibili accordi già presi per il quasi inevitabile ballottaggio al quale Todi dovrà prepararsi.

Il lungo documento, nella versione integrale, per i lettori interessati è pubblicato nella pagina delle “lettere e interventi”.

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