Si è ancora abbastanza lontani da una proposta largamente condivisa, sia dai due schieramenti che all’interno di essi, sulla nuova legge elettorale dell’Umbria.
Molta la carne al fuoco di partiti, che forse dovrebbero trovare legna per alimentare il dibattito anche fuori delle loro sedi abituali.
Numero dei consiglieri e opportunità di mantenere i 30 attuali contro i 36 previsti dallo Statuto; soglie di sbarramento per ridurre il numero dei partiti e semplificare il sistema istituzionale; preferenze da confermare o eliminare, premio di maggioranza al posto del cosiddetto “listino” sono i punti su cui appare difficile, al momento, trovare un’intesa. Ognuno ha una filosofia da difendere.
Per Gianluca Rossi (PD) “i punti irrinunciabili del Partito democratico per la nuova legge elettorale dell’Umbria sono quelli che possano avvicinare gli eletti agli elettori. L’elezione diretta del presidente della Regione rimane per noi un punto imprescindibile, così come: l’elezione con il voto di preferenza; il ritorno a 30 consiglieri, dai 36 previsti dall’attuale Statuto; un premio di maggioranza alla coalizione che vince per dare stabilità al governo della Regione; la rappresentanza territoriale delle diverse realtà regionali, con l’introduzione dei collegi.” “ Il Pd dice no allo sbarramento perchè sarebbe una forma di limitazione della rappresentanza democratica. Il 20 per cento di consiglieri assegnati alla coalizione vincente può dare stabilità. Irrinunciabile è la riduzione a 30 consiglieri perchè questo ci mette in sintonia con la società regionale”.
Per Fiammetta Modena (FI-PDL) “è essenziale la conferma dell’elezione diretta, perchè ciò significa un sistema presidenziale che da anni assicura stabilità ai governi regionali e non vediamo più quei balletti di cambi continui dei presidenti delle Giunte che c’è stato in passato. Altro punto irrinunciabile è il bipolarismo”. “Quindi legge elettorale con uno sbarramento, che sia alto o quantomeno concepito come soglia di coalizione per i piccoli partiti. Il numero dei consiglieri regionali può rimanere quello attuale, cioè 30”.
Per Stefano Vinti (Prc-Se) “quella esistente è un’ottima legge che ha garantito rappresentatività e stabilità dei governi.” “Pd e Pdl stanno imponendo la discussione sulla legge elettorale. Se questo si intende fare, al primo posto vanno messi i costi della politica. Per questo noi proponiamo di ridurre del 50 per cento le indennità dei consiglieri regionali”.
Per Franco Zaffini (AN-Pdl) si deve “dare agli umbri una legge elettorale che si rifaccia alla legge nazionale”. Siamo favorevoli alla riduzione del numero dei consiglieri regionali e, in un rapporto corretto fra Giunta e Consiglio, anche a una riduzione del numero degli assessori e alla scelta degli stessi fra coloro che sono stati eletti. Siamo anche favorevoli ad un’alta soglia di sbarramento”.
Per Ada Girolamini (Uniti nell’Ulivo-Sdi) “riteniamo giusto ripensare quella scelta (dello Statuto regionale: n.d.r.) che sulla carta comporta non solo i 36 consiglieri previsti, ma anche nove assessori, più il presidente. L’esperienza maturata dimostra che 30 consiglieri sono più che sufficienti e capaci di far fronte agli impegni”.
“Non condividiamo la legge elettorale proposta dal Pd con l’introduzione dei collegi sul modello spagnolo, perchè radicalizza i localismi a tutto danno della unitarietà dell’Umbria. Difendiamo le preferenze, ci batteremo perchè siano due, e per confermare il sistema proporzionale”.
Per Andrea Lignani Marchesani (Cdl per l’Umbria) “abbiamo in mente una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento che semplifichi il quadro politico ed assomigli a quella delle elezioni comunali, ma consenta di votare in un unico turno. D’accordo per un premio di maggioranza che assicuri almeno il 60 per cento alla coalizione vincente. Sulle preferenze, meglio una sola, come dall’esito del Referendum, ma non faremo alcuna barricata su questo. Siamo invece contrarissimi ad ogni forma di listino bloccato che consente di eleggere anche candidati in vacanza.”
Per Aldo Tracchegiani (La Destra) “la legge elettorale regionale dovrebbe essere proporzionale con preferenza, mantenendo il numero dei consiglieri regionali a 36, perchè in questo modo possiamo seguire meglio le commissioni e quindi lavorare meglio, magari riducendo del 50 per cento gli stipendi.” “siamo contrari all’abolizione della preferenza e a qualsiasi soglia di sbarramento”.
Per Roberto Carpinelli (Pdci) “quella attuale è una buona legge“. “Uno sbarramento naturale, anche se non previsto c’è già, è intorno al 3 per cento e deriva dal calcolo per l’attribuzione dei seggi. Più che una nuova legge serve mettere mano al meccanismo dell’attuale listino che rischia di trasformare il premio di maggioranza in premio per la minoranza, poichè dimezza i seggi quando la coalizione vincente prende troppi voti con il proporzionale.” Sui 36 consiglieri. “Più che ridurne il numero vanno diminuiti gli emolumenti che percepiscono in modo tale che l’operazione sia a costo zero”.
Per Oliviero Dottorini (Verdi e Civici) “la legge in vigore, utilizzata nel 2005, ha avuto ottimi meriti, ha funzionato ed ha garantito il pluralismo. Se si tratta di abolire il listino siamo favorevoli. Riteniamo invece un errore gravissimo eliminare le preferenze e procedere a semplificazioni forzate, da ottenere con l’introduzione di sbarramenti. Sul fronte delle spese da contenere è da condividere l’idea di rinunciare agli assessori esterni, nominando solo consiglieri eletti: oggi siamo già 36 se si sommano consiglieri ed assessori esterni. Ma i costi si possono abbattere anche riducendo le spese e, se necessario, l’indennità attuale degli eletti”.
Per Enrico Melasecche (Udc) “nessuna disponibilità ad eliminare le preferenze. Nessuna preclusione a soglie di sbarramento, a condizione che non siano così alte da escludere in Umbria il fondamentale confronto democratico. Sì alla riduzione dei costi della politica, ma non va perseguito riducendo il numero dei consiglieri perchè 36 garantiscono una rappresentanza più ampia”.











