Ha proiettato film dal 1982, centodieci poltrone in sala e da qualche anno dotato delle ultime tecnologie per film in alta definizione. Il cinema Jacopone da Todi, l’unica sala cinematrografica della città chiude i battenti. Un luogo simbolo per tutta la Media Valle del Tevere: “Non chiudiamo per mancanza di biglietti staccati durante l’anno,- hanno spiegato durante una conferenza stampa molto partecipata i gestori Francesco Tofanetti e Manfredo Retti, della associazione culturale Jacopone”.
I biglietti infatti sono mediamente 16mila l’anno, numero che permette il mantenimento della struttura, ma c’è dell’altro: “La proprietà della struttura (la Curia della diocesi di Todi-Orvieto) ha deciso di chiudere i rapporti, e in tutto questo l’amministrazione comunale uscente non ha assolutamente fatto nulla. Dopo la perdita qualche anno fa della sede del tribunale, la città di Todi perde un altro luogo identitario”.
Lo Jacopone- scrivono Retti e Tofanetti in un libro bianco consegnato durante l’incontro con i giornalisti, nel quale è raccontata anche la vicenda del Palazzo del Vignola legata alle sorti del cinema – rappresentava una delle pochissime monosale rimaste in Umbria: “I rapporti con la proprietà- hanno spiegato i due gestori- sono precipitati negli ultimi mesi per motivi che nulla hanno a che fare con il cinema. Da sempre la proprietà (la Curia ndr) è stata nostro sponsor indiretto avendoci esonerato dal pagamento dell’affitto. Questo sostegno è stato tolto ed oggi è stata ipotizzata anche una ricognizione del pregresso. Le condizioni per continuare non ci sono più”. Quale il futuro per quella sala e per la permanenza di un cinema a Todi? I gestori hanno dichiarato che in tempi brevissimi la sala in centro storico sarà completamente smantellata, secondo quanto hanno lasciato intendere, Retti e Tofanetti si starebbero guardando intorno.
Capitolo Vignola. Nel libro bianco c’è spazio anche per le vicende del Palazzo del Vignola, altro luogo simbolo della città di Todi e preso in gestione da circa sei anni dalla Marte Onlus, di cui fanno sempre parte Tofanetti e Retti. Una vicenda più delicata e complessa che come scrivono nel libro “non può pienamente intendersi se non confrontata con le precedenti gestioni”. In sostanza rivendicano Tofanetti e Retti i loro successi con la mostra di Raffaello e una serie di iniziative a partire dal 2011 accompagnate da una complessiva riqualificazione del palazzo che versava da anni in condizioni di abbandono.
Nel libro bianco si susseguono eventi, concerti, mostre ma anche i lavori di mantenimento, adeguamento e riqualificazione della strutttura per diverse decine di migliaia di euro insieme a pagamenti per una somma pari a quella dei lavori. “Al di là di come la si pensi- è stato detto in conferenza stampa- un palazzo del genere può vivere grazie anche all’aiuto della pubblica amministrazione locale che vede in un luogo del genere un punto per fare mostre, eventi e concerti. L’amministrazione uscente ci ha volutamente isolato ed ha anche fatto il possibile affinché noi venissimo messi con le spalle al muro”.








