La ricerca ‘Lem-Livelli minimi di e-government negli Enti Locali’ – svolta su un campione di 169 segretari comunali di comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, scelti tra quelli che hanno partecipato ai corsi istituzionali di specializzazione organizzati dalla SSPAL nel ciclo 2008 – risulta particolarmente interessante per i Comuni del comprensorio della media valle del Tevere, le cui dimensioni rientrano nel campione che ha partecipato alla ricerca o se ne discostano di poco.
La ricerca ha avuto per oggetto l’innovazione tecnologica ed il ruolo del Segretario Comunale nei progetti di innovazione sostenuti da investimenti in ICT.
In particolare la ricerca, che si articola in 100 domande, approfondisce quale sia l’atteggiamento e il ruolo dei Segretari Comunali nei confronti dell’innovazione tecnologica per mettere in evidenza se e in che modo questi possano operare come agenti dell’innovazione.
Quasi ovviamente emerge chiaramente che la familiarità con gli strumenti informatici vacilla per i più anziani mentre è superiore nei più giovani.
Se il 76% dichiara di avere una preparazione ‘media’ in tema di informatica, il 96% del campione dichiara di aver acquisito le proprie capacità informatiche attraverso l’autoformazione, acquisendo le competenze necessarie via via che se ne è presentata la necessità, il che rende anche difficilmente classificabili in base a canoni univoci l’effettivo livello di competenza.
Emerge inoltre che ci sono differenze marcate tra l’utilizzo del Pc di uomini e donne: i segretari di sesso femminile tendono ad usare il PC per motivi personali in misura apprezzabilmente inferiore rispetto ai colleghi di sesso maschile (38% contro 62%), il 54% delle segretarie comunali dichiara di utilizzarlo esclusivamente al lavoro.
In ogni caso la valutazione che i segretari comunali danno della loro confidenza con il Pc è per il 76% dei casi rispondente al livello ‘medio’ e solo il 14% ammette di avere una confidenza bassa con le nuove tecnologie.
La valutazione che i segretari esprimono circa le reazioni alle proposte e iniziative di innovazione è di un cauto favore: nel 49% dei casi di ‘positiva partecipazione’ e nel 47% di ‘moderata partecipazione’ solo 1% parla di ‘assoluta resistenza’. Tuttavia sul come rimuovere le resistenze i segretari non hanno ancora una risposta netta: il 41% infatti non da alcuna risposta, il 38% propone di coinvolgere il personale fin dalle fasi di ideazione e analisi e il 27% propone invece di organizzare appositi corsi di formazione. Solo l’11% ritiene utile un incentivo economico al personale. Risposte che evidenziamo come se da una parte i processi di informatizzazione vengono ritenuti importanti dall’altra ancora non vi siano idee chiare, non solo tra i segretari comunali ma anche tra i dirigenti, su come favorire effettivamente la piena ed efficace applicazione dell’e-government.
A prendere particolarmente piede in questi anni, all’interno della PA, è stato l’utilizzo di internet; il 70% del campione sostiene infatti di farvi ricorso più volte al giorno e tutti i giorni. Solo un esiguo 1% dice di non utilizzarlo proprio mai.
In prevalenza viene utilizzato per lo scambio di corrispondenza con gli altri enti e i colleghi (96%), per la consultazione di siti web di altre Pubbliche Amministrazioni (89)%, per la consultazione di database giuridico normativo (85% e per la ricerca di materiali per la redazione di documenti e rapporti (74%). Stenta invece a decollare l’utilizzo dell’intranet comunale; solo il 41% del campione afferma di usare internet a questo scopo
Non è dunque un caso che la maggior parte delle funzioni strettamente tecniche che riguardano l’ICT siano affidate dai piccoli e medi Comuni ad enti esterni. Tra gli strumenti previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) a prendere maggiormente piede fino ad oggi sono stati l’utilizzo del protocollo informatico e la posta elettronica, a metà strada c’è il mandato elettronico di pagamento, mentre stentano a decollare la firma elettronica e la conservazione sostitutiva dei dati”
Risulta comunque evidente come a 10 di distanza dalla riforma Bassanini, che prometteva una veloce sostituzione della carta con i supporti elettronici, i Comuni italiani siano ancora lontani dalla piena applicazione di quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione nei processi della Pubblica Amministrazione.
La risposta più positiva ha riguardato la piena sostituibilità della registrazione di protocollo informatico, per il quale si dichiara favorevole ben l’87% del campione. Segue a breve distanza la sostituibilità della posta tradizionale e raccomandata con la posta elettronica, pienamente realizzabile per il 72% del campione.
A metà strada troviamo il mandato elettronico di pagamento, che comincia ad essere utilizzato anche per via dell’azione delle banche tesoriere e degli adempimenti imposti dalla Banca D’Italia a fini di controllo della spesa del settore pubblico: secondo il 69% del campione tale strumento può pienamente sostituire il metodo tradizionale.
A livello teorico c’è consenso anche sulla sostituibilità della firma tradizionale con la firma elettronica – il 62% del campione ha un atteggiamento positivo – tuttavia questa stenta a decollare più che altro per via di una ancora non consolidata domanda effettiva.
Grandi perplessità restano invece riguardo alla conservazione sostitutiva dei dati: solo il 33% del campione si dice convinto della sua reale attuabilità mentre il 50% dichiara che vorrebbe approfondire maggiormente questo argomento. L’impressione che i segretari trasmettono è che da soli non si sentano molto sicuri di avventurarsi nell’adozione di soluzioni innovative sulla piena affidabilità delle quali non sono in gradi di esprimersi.









