Un esercito di operatori della stampa si accinge ad assediare l’aula in cui si inizierà, venerdì, il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito.
Sono 53 le testate giornalistiche italiane e straniere, con 140 tra giornalisti, fotografi e teleoperatori, accreditate finora per seguire la prima udienza del processo davanti alla Corte d’assise di Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher.
Tra i giornalisti accreditati le maggiori testate di Italia, Inghilterra e Stati Uniti (tra cui una di Seattle).
Il processo si terrà nella sala degli Affreschi del palazzo di giustizia, nel centro del capoluogo umbro.
Per seguire il processo a Sollecito e alla Knox è stata allestita anche una sala stampa nella quale saranno disponibili le immagini del dibattimento.
Ma i rapporti della difesa di Amanda con la stampa sembrano destinati ad incrinarsi, più di quanto il personaggio abbia fino ad ora causato.
La Knox, ha presentato un ricorso al Garante della Privacy e al Tribunale civile di Milano chiedendo il sequestro del libro scritto dall’inviata del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini sulla vicenda dell’omicidio della studentessa inglese “Amanda e gli altri. Vite perdute attorno al delitto di Perugia” e un risarcimento di 500mila euro. Secondo la giovane di Seattle, i contenuti potrebbero “ostacolare e rendere irrimediabilmente impossibile la celebrazione di un giusto processo” in quanto la Corte d’assise (tra i cui componenti vi sono anche giudici popolari) che dovrà giudicarla potrebbe essere influenzata dal libro stesso in cui l’americana sarebbe stata” oggetto di una inusuale campagna mediatica, in violazione dei principi generali di tutela dei propri dati sensibili e della propria dignità”.
L’iniziativa appare alquanto singolare nella motivazione che, se accolta, significherebbe che in Italia non si potrà più parlare e scrivere di chi ha la probabilità di finire di fronte ad una giuria né dei fatti intorno a costui accaduti. Tutto ciò ovviamente considerando che eccessi morbosi che nulla aggiungevano ai fatti ed alle opinioni ci sono stati.
Nel ricorso si fa riferimento non solo al libro ma anche a tre articoli apparsi sul Corriere della sera.
Per la difesa di Amanda, giornali e tv che “si sono affannati nell’intento di costruire un personaggio assolutamente negativo ergendosi a giudici implacabili di ipocrità moralità”.
Una “campagna denigratoria alimentata da continue violazioni di norme tutelanti il segreto istruttorio, divulgazione e morbosa descrizione di dati assolutamente intimi che la norma in materia definisce sensibili e giudiziari .
In particolare si fa riferimento a dettagli relativi alla vita sessuale di Amanda.
Dettagli che, tra l’altro, si troverebbero in quaderni e documenti “messi a disposizione della difesa solo dopo che la Sarzanini ne aveva già pubblicato ampi stralci”
Intanto sta arrivando in libreria un altro volume sull’omicidio di Meredith Kercher.
È opera dello psichiatra e criminologo Vincenzo Maria Mastronardi e del giornalista Giuseppe Castellini.
Si intitola “Meredith, luci e ombre a Perugia” (Armando editore) e contiene in allegato un Dvd che presenta la ricostruzione puntuale e tecnologicamente all’ avanguardia in 3D della scena del delitto.
Il volume, tratta anche il tema del disagio giovanile collegato al giro di droga che a Perugia, città ad elevatissima densità di studenti universitari provenienti da tutto il mondo, rappresenta una questione cruciale.









