Postia placenta, un fungo del marciume bruno conosciuto per la sua capacità di degradare efficacemente la cellulosa, potrebbe avere un ruolo importante per la produzione di carburanti ecologici.
Un team internazionale di scienziati ha fornito informazioni importantissime sulla genetica fondamentale del fungo.
I risultati, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), sono il frutto del progetto Biorenew (“Biotecnologia bianca per prodotti a valore aggiunto a partire da polimeri delle piante: Creazione di biocatalizzatori su misura e di nuovi bioprocessi industriali”), finanziato con 9,5 Mio EUR nell’ambito del Sesto programma quadro (6°PQ) dell’UE.
La lignocellulosa, una combinazione di zuccheri della cellulosa e lignina, aiuta a mantenere la struttura delle pareti delle cellule delle piante. Il composto agisce come una vera e propria impalcatura per la pianta, tenendo i gambi rigidi e robusti attraverso un reticolo di cellulosa, emicellulosa e lignina.
La forza della lignocellulosa è importante per le piante, ma è fastidiosa per i produttori di biocarburanti.
Per creare biocarburanti le piante devono essere scomposte in zuccheri, che possono essere fermentati in etanolo, il quale può essere usato come carburante per il trasporto.
Ma siccome gli zuccheri sono legati così saldamente all’interno del complesso della lignocellulosa, la loro estrazione è difficoltosa e rappresenta un grandissimo inconveniente per l’industria. La ricerca si è finora concentrata sui modi di lavorare la lignina, separando la cellulosa e scomponendola in zuccheri semplici e fermentabili. Per fare ciò, sono state impiegate sostanze chimiche pesanti e trattamenti ad alte temperature.
Ora un metodo che richiede meno energia per scomporre la lignocellulosa prevede il controllo del potere distruttivo del fungo del marciume bruno, che normalmente si diverte a trasformare gli alberi in pasta di legno negli ecosistemi dei boschi e costa una fortuna all’industria del legname in termini di rimpiazzi.
Al contrario dei funghi del marciume bianco, che degradano tutti i componenti della lignocellulosa, i funghi del marciume bruno separano la cellulosa senza distruggere la lignina.
In questo studio, oltre 50 ricercatori provenienti da numerosi paesi, tra cui Austria, Repubblica Ceca, Germania, Francia e Spagna, hanno unito le loro forze per esaminare sistematicamente il genoma e la biochimica del fungo P. placenta. Ricerche approfondite hanno rivelato che il fungo era completamente privo di geni per produrre cellulase.
“La natura ci fa da guida in questo,” ha detto il dott. Dan Cullen del Forest Products Laboratory negli Stati Uniti. “Il Postia, nel corso della sua evoluzione, ha perso il meccanismo enzimatico convenzionale per attaccare la materia delle piante. Al contrario, le prove suggeriscono che usa un arsenale di piccoli agenti ossidanti che distruggono le pareti delle cellule della pianta per depolimerizzare la cellulosa. Questo processo biologico apre le porte a strategie per la decostruzione della lignocellulosa più efficaci, meno dispendiose in termini di energia e migliori dal punto di vista ambientale“.









