I lavoratori chiedono alle istituzioni di verifcare gli accordi sottoscritti al momento dell'acquisizione da parte del Gruppo Acque Minerali d’Italia
sangemini

Torna d’attualità la crisi dell’Acqua Sangemini, che dal 2014 è parte del Gruppo Acque Minerali d’Italia, di proprietà della famiglia Pessina. I lavoratori dello stabilimento iscritti alla Flai Cgil hanno diffuso una nota con la quale inviato le istituzioni locali, regionali e nazionale alla verifica degli accordi sottoscritti al momento dell’acquisizione.
I lavoratori mettono in evidenza la necessità di concentrare le attenzioni sul sito produttivo di San Gemini: “Della manutenzione mirata da noi chiesta più volte per mantenere efficienti impianti non più giovanissimi, seppur ancora in grado di garantire volumi produttivi più elevati di quelli attuali, non c’è stata traccia e non c’è la volontà di attingere ai fondi dell’Area di crisi complessa perché legati al mantenimento occupazionale”.

“Non si può tacere – si legge nella nota – sull’assoluta mancanza di una programmazione di medio-lungo periodo in grado di offrire quelle prospettive di sviluppo e crescita che in un settore come quello delle acque minerali, è l’unica garanzia vera di un impegno volto alla valorizzazione del marchio e in assenza della quale, invece, le prospettive sono quelle di un progressivo declino. Temiamo di doverci confrontare con questa prospettiva a settembre, quando vrebbe finalmente essere esplicitato il nuovo piano industriale per i siti Sangemini e Amerino. Un piano, peraltro, che dovrebbe essere reso operativo in assenza di un direttore industriale valido, nel ruolo che attualmente non è ricoperto da nessuno”.

I lavoratori sottolineano come l’azienda non abbia reintegrato i 36 lavoratori espulsi dopo la fine della line Fruit. “Mentre per tutti i 92 che attualmente sono impiegati è in vigore l’accordo che prevede, garantendo alla proprietà un risparmio di circa 700 mila euro l’anno, il ricorso alla cassa integrazione per una settimana al mese. Nel 2014 era stato assunto un impegno formale: portare la produzione dei siti Sangemini e Amerino entro il 2018 a 250 milioni di pezzi. Ebbene, tale risultato non sarà nemmeno avvicinato perché le proiezioni ci portano a pensare che si possa arrivare a circa 160 milioni. Come nulla è stato fatto, ad esempio, per la creazione di una linea-vetro sbandierata dalla proprietà più volte e con cui mettere Sangemini in condizione di aggredire il mercato Horeca (hotellerie-restaurant-cafè) e riposizionare in maniera adeguata quello che resta il marchio di maggior prestito di cui dispone AMI. Come pure appare sempre più evidente il disimpegno nei confronti del marchio Fabia Aura Amerino, solo in parte compensato dalla confermata attenzione per Grazia, e la preoccupante mancanza di un piano commerciale in grado di aprire nuovi canali di distribuzione. Chiediamo con forza una presa di posizione unitaria al fine di chiamare la proprietà di un bene prezioso per il Pil regionale, oltre che per la collettività, ad un’assunzione chiara di responsabilità e soprattutto a quegli impegni finora clamorosamente disattesi”.

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