Il tentato ‘trappolone’ della presidente Catiuscia Marini sul protocollo per il contrasto delle discriminazioni in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere danneggia gravemente proprio i diritti delle persone che si intenderebbero tutelare poiché condiziona quello spirito tradizionalmente tollerante e civile della nostra Umbria, tentando, attraverso forzature e sotterfugi, di strumentalizzare politicamente una realtà rispetto alla quale in Umbria non si registra nessuna emergenza. L’Umbria ha approvato una legge che per quanto ritengo discutibile delinea comunque un perimetro normativo preciso. In applicazione della medesima è stato elaborato un protocollo ancor più discutibile che pretende di modificare la legge introducendo le azioni di istruzione nei confronti degli studenti riservata invece dal legislatore regionale ai genitori e al personale docente. A occuparsi della formazione dovrebbero essere i soggetti individuati dalla legge, d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale, non quelli arbitrariamente selezionati dalla Regione attraverso il protocollo.

Proprio nel corso della discussione sull’articolo 3 della legge intitolata ‘Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere’, riguardante l’‘istruzione’, lo stesso Pd, in aula, aveva detto che ‘non sono possibili attività di formazione promosse dalla Regione che riguardino direttamente gli studenti (diversamente da come era stato inizialmente proposto, ndr) ma è possibile solo la formazione di insegnanti e genitori’. Insomma, ciò che non è uscito dal portone di Palazzo Cesaroni la governatrice ha pensato bene di provare a farlo entrare dalla finestra attraverso il protocollo. Per fare davvero le cose perbene avrebbe dovuto sottoporre alla firma un documento assolutamente coerente con la legge approvata, cosa che però non è stata fatta sul punto riguardante gli studenti, argomento per il quale si aprirebbe un nuovo scenario, inaspettato e neppure voluto da tutti coloro che hanno votato quella legge.

L’esecutivo ha sottoposto il protocollo alla firma di Comuni, Prefetture e forze dell’ordine ma gran parte dei soggetti hanno risposto ‘no grazie‘, proprio a cominciare dalle Prefetture. Ma di fronte a questa situazione la presidente Marini, anziché chiedere scusa per il tentato ‘trappolone’, ammettendo di averci quanto meno provato, si permette il lusso di offrire a tutti lezioni di pensiero unico.

Inoltre sono stati invitati alla sottoscrizione del protocollo solo soggetti chiaramente schierati, tralasciandone, inspiegabilmente, altri, in rappresentanza ad esempio delle famiglie. Non è forse questa discriminazione? Oppure questa parola viene utilizzato soltanto quando conviene?

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