Dieci anni di ricerche hanno consentito di ricostruire il DNA di quello che si credeva fosse un anello dell'evoluzione della specie umana, ma che forse è stato solo una diramazione non influente

Ricostruito integralmente il genoma dell’uomo di Neandertal. Nel corso del convegno annuale dell’American Association for the Advancement of Science, tenutosi a Chicago (Usa), una equipe di scienziati tedeschi e statunitensi ha presentato il frutto di anni di ricerca.
I ricercatori sperano ora di poter chiarire la relazione tra l’uomo moderno e quello di Neandertal, estinto 29mila anni fa. Gli esperti, impegnati in questo complesso lavoro già dal 1997, hanno rilevato diversi punti in comune tra l’uomo e l’ominide, cosa che farebbe pensare all’esistenza di un progenitore comune.
Il team, guidato dal professor Svante Pääbo, della Società Max Planck, è sicuro del fatto che l’uomo di Neandertal abbia contribuito comunque soltanto in minima parte ai cambiamenti dell’attuale popolazione umana.
I frammenti di Dna utilizzati per lo studio, oltre 3 miliardi in tutto, sono stati estrapolati da tre ossa fossili appartenenti all’uomo di Neandertal rinvenuti nella Grotta di Vindija, in Croazia. Sono inoltre state oggetto di studio svariati milioni di coppie base ritrovate in altri siti, tra le quali figurano ossa ritrovate a El Sidron, in Spagna, e nella Grotta di Mezmaiskaya, nel Caucaso. È stato esaminato anche un campione della specie dell’uomo di Neandertal risalente a 40.000 anni fa e ritrovato nel 1856 nella Valle di Neander, in Germania. Proprio questo campione era stato utilizzato per determinare l’esistenza dell’uomo Neandertaliano coma specie.

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