L'unico fatto certo è che il fatturato degli spacciatori è pari a quello di una nazione ricca come la Svezia, che è 21ma nella graduatoria mondiale

Nessuno sa con certezza come proceda la lotta alla droga e nessuno sa che pesci pigliare anche perché il mercato della droga arricchirebbe proprio i paesi consumatori, o meglio certe “mafie” che coi soldi a disposizione possono influenzare ogni politica.
Inaugurando a Vienna i lavori della 52/ma commissione delle Nazioni Unite sulla droga, Antonio Maria Costa, direttore dell’Ufficio Onu per la lotta agli stupefacenti, ha evidenziato una serie di successi conseguiti negli ultimi dieci anni, in particolare un calo della produzione e dei tossicodipendenti. L’esperienza ha mostrato che le misure contro la disponibilità di droghe e nel settore sanitario sono necessarie, ha sottolineato Costa, dicendosi decisamente contrario a una legalizzazione di sostanze stupefacenti illegali: le droghe vengono controllate per la loro pericolosità, e non sono nocive perchè vengono controllate, ha sottolineato.
Costa ha ricordato che il business della droga è stimato attorno ai 300 miliardi di dollari, pari al pil di uno Stato situabile a livello internazionale al 21/mo posto, esattamente dopo la Svezia.

Invece negli ultimi dieci anni la lotta al narcotraffico e alla tossicodipendenza è fallita, secondo uno studio che ha seguito l’evoluzione del mercato della droga e delle politiche messe in atto per contrastarlo nel periodo 1998-2007, e che è stato presentato il 10 febbraio dalla Commissione Europea.
Preoccupa soprattutto che il prezzo della droga sia sceso tra il 10% e il 30%.
Il rapporto sostiene che nel periodo considerato non ci sono stati progressi globali nella battaglia alla droga, benchè nel 1998 i membri delle Nazioni Unite si fossero ripromessi di cooperare per ridurne significativamente il commercio illegale nei dieci anni seguenti. In alcuni paesi emergenti come Ucraina o Russia è aumentato seriamente il numero di consumatori di eroina e cocaina.
I paesi consumatori sono i principali beneficiari del mercato della droga, ritiene la commissione.
Ai produttori della foglia di coca spetta solo il 2% del prezzo finale di vendita, mentre il 90% dei proventi rimangono nel paese dove si consuma.
La commissione auspica che si miri di più alle politiche di prevenzione e disintossicazione.
La legalizzazione del consumo indebolirebbe le mafie, ma la realtà è che nè  l’Ue nè l’Onu sembrano preparate per puntare in quella direzione.

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