Gli aiuti al terzo mondo peccano spesso di superficialità e mancanza di programmazione e continuità, così si sprecano milioni e milioni di euro

Molti si chiedono spesso che fine facciano gli aiuti economici al terzo e quarto mondo.
Non è assolutamente il caso di generalizzare ma talvolta tali aiuti sembrano più fatti nell’interesse dei donatori che di quelli che dovrebbero essere beneficiati.
Non manca poi il caso che buone intenzioni si concretino in un “nulla” solo per mancanza di programmazione seria.
Potrebbe essere quest’ultimo il caso messo in evidenza da un rapporto dell’International Institute for Environment and Development (Iied).
Secondo questa organizzazione centinaia di milioni di dollari sono andati sprecati in progetti destinati all’approvvigionamento idrico di zone rurali in Africa, perché «decine di migliaia di pozzi e pompe nelle zone rurali sono andati in rovina, privando così di alimentazione idrica le comunità impoverite».
 
Nessuno, dopo aver realizzato le infrastrutture, si sarebbe posto il problema né della loro manutenzione, né di formare personale locale capace di intervenire in caso di guasti o difficoltà.
L’autore del rapporto, cerca di spiegare le cause, che sembrano proprio quelle che anche nel mondo sviluppato premiano l’apparenza rispetto alla sostanza.
Per Jamie Skinner,  « Non è sufficiente scavare un buco nella terra.
L´acqua ha bisogno di progetti di sostegno a lungo termine, esige la manutenzione e il coinvolgimento delle comunità locali. Senza questo, è come buttare via i soldi».
Secondo il rapporto, dei 52 pozzi realizzati dalla Caritas dagli anni ’80 nella regione di Kaolack, in Senegal, ne funzionano ancora 33.
La Global Water Initiative, un progetto che coinvolge diverse Ong, ha scoperto che nel nord del Ghana il 58% dei punti “artificiali” di distribuzione di acqua realizzati deve essere ripristinato; nel Niger occidentale, su 43 pozzi 13 sono abbandonati, 18 funzionano più o meno tre giorni all’anno, 12 una decina di giorni.
 Skinner sottolinea che «Nell’Africa rurale, circa 50.000 punti di approvvigionamento sono stati mal utilizzati, il che rappresenta uno spreco tra i 215 e i 360 milioni di dollari ».

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