Anche l'industriale massetano Angelantoni, nel corso dell'incontro a Todi con la presidente della Regione Umbria e con l'europarlamentare Marini, si è "schierato" contro la costruzione delle centrali atomiche
Eurelectric, che raccoglie le aziende dei 27 Paesi dell’Unione europea, ha annunciato che, entro il 2050 le forniture di energia elettrica in Europa saranno prodotte con zero emissioni di carbonio. Attualmente vengono prodotte 2.500 TWh di elettricità  l’anno. 
La dichiarazione di impegno, sottoscritta dai 61 amministratori delegati di Eurelectric, è stata ricevuta dal commissario per l’Energia, Andris Piebalgs, che ha commentato: ”Se vogliamo vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici abbiamo bisogno di cambiare completamente il modo in cui pensiamo alla produzione, allo sviluppo e al consumo di energia”.
Per conseguire il target, le aziende del settore elettrico puntano su tecnologie che essi stessi definiscono ”pulite” per i combustibili fossili, dalla cattura e stoccaggio del carbonio, ad una elevata efficienza combinata di calore ed energia, fino a nucleare ed energie rinnovabili.
Su queste ultime due fonti, nel corso dell’incontro promosso a Todi dall’eurodeputata Catiuscia Marini, con la presenza del Presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti, è intervenuto l’amministratore delegato della società Angelantoni che ha fatto una riflessione importante.
Per l’industriale, le energie rinnovabili, eolico, solare termico fotovoltaico, non avrebbero un costo di produzione superiore a quello del nucleare come si vuol far credere.

In Italia, infatti, i prodotti come gli elettrodomestici e le lampadine, quando sono venduti, scontano già il costo del loro recupero a fine vita.
I conti che si fanno per il nucleare, invece, si limitano al solo costo di costruzione e non considerano quello che, l’esperienza in corso in Inghilterra insegna, è il costo per dimettere e smantellare una centrale atomica.
Costo che sarebbe almeno pari a quello di costruzione, così che i due costi sommati porterebbero ad un costo unitario dell’energia nucleare almeno pari a quello dell’energia prodotta con l’eolico.
In questo conto non vengono inoltre neppure considerati i costi per il trattamento, prima, delle scorie (quelle delle vecchie centrali italiane, stanno facendo il giro fra Italia e Francia al modico costo di 300 e più milioni di euro) e la loro conservazione in siti protetti, poi.

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