La mancanza di visione degli eletti a Terni trova il suo più plateale riscontro nella penosa vicenda dell’idroelettrico.
Né la politica regionale, né quella del Comune riescono infatti minimamente a immaginare nuovi orizzonti: leggiamo in queste ore che Palazzo Spada, in perfetta continuità con le amministrazioni passate, sta nuovamente elemosinando una “migliore gestione” (?) delle ore di apertura della Cascata, notoriamente sequestrata da decenni dagli operatori dell’energia.
Così, anziché avviare doverose controversie nelle sedi giudiziarie e politiche, continuiamo a metterci a tappetino di costoro!
Allo stesso modo, mentre, grazie all’acqua ivi mulinata, ERG fa utili pari a quasi mezzo milione di euro al giorno (!!!), la Regione Umbria si limita a incassare i quattro spicci dei canoni idroelettrici, senza aver mai chiesto allo Stato un deciso intervento sia per mandare finalmente le concessioni a gara -i bandi sono attesi da 20 anni!- sia per far rispettare il deflusso minimo vitale -la Cascata non può essere “chiusa”, come accade bellamente tuttora- sia per richiedere ai gestori di risarcire loro i danni che ricadono su Piediluco, con sponde e case in forte dissesto, storiacce che paghiamo e pagheremo noi!
Un contegno generale davvero tragicomico, con non-iniziative che tradiscono la totale subalternità culturale e materiale della politica locale alle Multinazionali di turno. E i numeri parlano chiaro: quest’anno ERG guadagnerà la bellezza di c.a 150/160 milioni di euro dallo sfruttamento idroelettrico; la Regione incasserà dai canoni i consueti € 7 milioni circa; il Comune di Terni otterrà uno storno pari a poco più di € 1 milione. Offensive elemosine su un bene pubblico che è naturaliter nostro.
Al Nord, però, funziona in ben altro modo: essendo state finora le concessioni in mano a Regioni e Province, loro non trattano certo sulle ore di ‘apertura’ di una Cascata, ma obbligano con durezza i concessionari a precise corresponsioni in denaro, a totale beneficio pubblico, con numeri da capogiro in favore degli Enti Locali.
Al Nord si fa soprattutto ben altro: Regioni e Comuni, dalle Valle d’Aosta al Trentino Alto Adige, passando per la Lombardia, hanno proprie società pubbliche che, anziché in inceneritori et similia, investono sul ricco filone della rendita idroelettrica, con guadagni stellari che poi diventano rilevantissimi investimenti in loco. Da questa prospettiva, Terni sarebbe una città ricchissima, se solo i propri politici facessero davvero la propria parte, senza ulteriormente svenderla.
Così, mentre lo Stato, col nuovo Governo, sta lavorando alacremente sul tema delle gare per le concessioni, la Regione Umbria e Terni restano immobili nel profondo Sud dell’impreparazione, vittime del proprio ottuso provincialismo, tra beghe di cortile, misere clientele e medievale servilismo.

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