È sempre più evidente che le forze in seno al governo della nostra città costituiscano corpi a sé stanti ed autoreferenziali, incapaci di trovare quell’amalgama di contenuti e di intenti indispensabili per dare vita ad un progetto politico che abbia al centro il bene comune. La “Penta Alleanza” intorno al Sindaco Ruggiano sembra trovare la sua quadratura solo nella pregiudiziale che ne ha permesso la nascita: ogni alleato realizza il proprio obiettivo politico senza preoccuparsi se esso sia rispondente agli interessi generali. Cosi’ CasaPound, mentre si prepara a sistemare la questione case popolari per tutelare i cittadini italiani, è riuscita, anche con l’ appoggio delle forze moderate e cattoliche con le quali siede sugli scranni più alti del Palazzo, a cacciare da Todi i richiedenti protezione internazionale. L’approvazione a maggioranza di un ordine del giorno presentato dal consigliere Nulli, fortemente sostenuto dalla Lega sempre più al timone del governo locale che volge a destra, e la successiva delibera di giunta votata anche dall’assessore Marta, hanno, infatti, decretato la chiusura del Cas.
I Centri di Accoglienza Straordinaria costituiscono (almeno fino al decreto sicurezza di Salvini) una delle forme insieme allo Sprar, con cui si attua nel nostro Paese l’accoglienza dei richiedenti asilo che ha come obiettivi principali quello di garantire misure di assistenza e di protezione ai migranti e di favorirne il percorso di integrazione sociale e la conquista dell’autonomia. Questi centri vengono individuati attraverso bandi di evidenza pubblica emanati dalle Prefetture. Essendo organizzazioni di tipo privatistico, senza il diretto coinvolgimento degli enti locali, appare chiaro che la scelta operata dall’amministrazione di centro-destra costituisca una” ingerenza” in un rapporto in cui non è coinvolta come, invece, avviene nello Sprar. La deliberazione della giunta municipale che ha portato a termine ciò che CasaPound aveva iniziato è, quindi, espressione di una amministrazione ancora una volta arrogante, attenta più agli equilibri della sua eterogenea maggioranza che a risolvere i problemi reali della città nella quale i pochi ospiti del Cas erano invisibili e tali sono rimasti dopo la sua chiusura.
La nostra città ha sempre dimostrato di ben possedere quella capacità di apertura e di accoglienza che hanno permesso una convivenza civile e pacifica fra le diverse componenti della sua comunità. A chi, ora, è fiero protagonista della politica di esclusione ed innalza muri sui quali sventola il vessillo di ” prima gli italiani” è, invece, del tutto estranea la parola integrazione che costituisce la vera questione posta dal cambiamento epocale cui le migrazioni sono il fenomeno più evidente ed irreversibile. Dopo l’ordinanza contro l’accattonaggio, la modifica in termini restrittivi del regolamento Isee, la chiusura del Cas è l’ultimo provvedimento targato Ruggiano & Company che “mette le mani” sul fenomeno immigrazione di cui la miopia, gravemente ideologica e propagandistica, impedisce la reale comprensione.
Sta di fatto che provvedimenti di tal genere, calati dall’alto senza mai tenere conto delle ragioni di chi, ogni giorno, si preoccupa degli ultimi e di dare risposta al bisogno, sono capaci di incidere sul destino di “altri” esseri umani e per questo la loro adozione non può lasciare indifferenti specialmente chi, come me, si professa cattolico.
Il richiamo a stare davanti alla realtà, prima di ogni altra idea o schieramento, è un potente antidoto contro quella riduzione dello sguardo che impedisce di cogliere l’umano e quindi, come dice Papa Francesco, di accorgersi che i migranti, prima di un numero, sono persone concrete, volti, nomi e storie. Spetta, dunque, a noi cattolici impegnati in politica prendere, per primi, le distanze da chi fa leva sulla paura per affermare logiche che sempre più fanno fuori il fattore umano e pongono l’uomo contro il suo simile.
Tanto più ora che è in atto un violento attacco contro chi, in questi anni, a Todi, ha accolto i migranti, per delegittimare il sistema di protezione già, fortemente, scardinato dal decreto sicurezza. Sulla stessa linea di fuoco si collocano i commenti inaccettabili di chi, nascondendosi dietro ad uno pseudonimo, ha diffamato in modo grave persone e istituzioni civili e religiose in assenza di elementi che possano ricondurre all’attribuzione di una qualche responsabilità in capo a questi soggetti.
Davanti a tutto ciò, che profondamente mi indigna e mi preoccupa, si leva la mia ferma disapprovazione nei confronti di chi maldestramente o strumentalmente si erge a difensore della politica discriminatoria dell’amministrazione di centro destra sempre più decisa a non rispettare chi è portatore di valori morali, civili e politici differenti da quelli che riconosce come propri.

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