Il Pomodoro Cesarino di Monte Castello di Vibio ha già fatto molta strada. E molta altra ne vuole fare. Un passo dopo l’altro, in tempi da record, la varietà ri-scoperta appena qualche anno fa nell’orto di un anziano agricoltore ha tagliato il traguardo dell’iscrizione al registro regionale delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario. Un traguardo che meritava di essere festeggiato e raccontato.
E così è stato, venerdì 22 marzo, al Castello di Monterone di Perugia, per iniziativa dell’associazione pomodoro De Cesare e dell’Amministrazione comunale, ad una folta platea di giornalisti interessati.
La serata si è caratterizzata per una cena a tema che ha visto lo chef Domenico D’Imperio elaborare un menu che esaltasse le caratteristiche del “Cesarino”, permettendo ai commensali di apprezzarne i suoi caratteri distintivi.
Piatti semplici, come lo spaghetto al pomodoro, o dalla preparazione più complessa, quale lo strudel di pollo, nei quali la varietà montecastellese avesse un ruolo principe senza però offuscare gli altri sapori.
Tra una portata e l’altra, i protagonisti a diverso titolo dell’operazione “Pomodoro Cesarino” hanno spiegato cosa è stato fatto e quel che si vuole fare da ora in avanti.
A prendere la parola, in un clima amcichevole d informale, il Sindaco di Monte Castello di Vibio, Daniela Brugnossi, orgogliosa di avere un prodotto identitario pronto a fare da ambasciatore del proprio territorio, Anthony Poli, presidente dell’associazione “Pomodoro de Cesare” che raggruppa alcune aziende interessate imprenditorialmente alla varietà, e Luciano Concezzi, direttore del Parco 3A di Pantalla, che ha illustrato i “caratteri” del Cesarino ed anche le altre attività nel campo della biodiversità.
Rustico e resistente, il “Cesarino” si può seminare anche a “spaglio”. Cresce bene anche in terreni aridi, non ha bisogno di molta acqua e reagisce quindi bene alla siccità, manifesta una più alta resistenza a malattie fungine e all’attacco degli insetti. Alta pure la capacità di conservazione naturale. Le analisi chimiche ed organolettiche sono altrettanto positive, facendone un prodotto duttile ed apprezzato.
Dopo la reintroduzione in pieno campo e le prime sperimentazioni, l’annata 2019 dovrebbe essere quella della consacrazione produttiva e commerciale. La semina è già iniziata su alcune piccole superfici, perchè l’obiettivo resta quello di un mercato di nicchia, che guarda con interesse all’estero e ad una valorizzazione economica che passi anche attraverso iniziative mirate, come è stata la partecipazione a “Terra Madre” nel 2018, grazie all’azienda Il Poggiolo di Matteo Ciucci, e che potrebbe venire in un futuro prossimo anche dal riconoscimento quale presidio Slow Food.










