Il terremoto che ha travolto i vertici del PD Umbro, e non solo, mi ha profondamente toccato sia come persona sia come iscritta, essendo anche il Segretario del Circolo di Todi Centro.
Non nascondo l’amarezza, la rabbia e lo sgomento, propri di chi si è sentito “tradito”, che mi hanno accompagnato per alcuni giorni in cui ho avuto la sola preoccupazione di porre una distanza tra me e “loro” sottolineando, ostinatamente, quella differenza.
Sbigottita per la gravità della notizia caduta, come un fulmine a ciel sereno, sulle nostre teste, sono stata immediatamente sedotta dal giudizio moralistico, figlio di quella emotività istintiva ed irrazionale che lascia sempre indietro l’umano.
Così, mentre ripetevo con convinzione, che l’accertamento delle presunte responsabilità penali era di esclusiva pertinenza della Magistratura e pur conoscendo, come avvocato, la differenza tra indagato ed imputato, non mi accorgevo che, dal mio pulpito di persona per bene, ero pronta a scagliare le pietre che avevo già nelle mani.
Purtroppo, si diventa giudici implacabili quando ci si dimentica della propria pochezza e dell’impossibilità di tenere ferma la distinzione tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, quand’essa è affidata unicamente alla nostra capacità di essere coerenti.
E’ anche vero che la necessità di vedere colmata quella fragilità si palesa, in modo specifico, nella politica che fa dell’etica un elemento essenziale e chi, come me, la vive come servizio, per la passione che nutre per l’umano e per il bene comune, il bene di tutti, non può non sentirsi parte offesa dal sistema di potere che è stato descritto nell’impianto accusatorio ipotizzato dalla Procura di Perugia.
Di certo la massiccia esposizione mediatica di una vicenda tanto delicata ha permesso a chiunque di emettere incautamente la propria sentenza.
Ma le vite sospese di chi, ora, vede affidato il proprio “destino” alla Legge, non meritano mai giudizi sommari che non portano né alla verità né alla giustizia.
Cosa resta quando tutto sembra crollare?
La realtà e la possibilità di comprendere il significato delle cose, delle circostanze che impattano sulla nostra vita perché quello che accade, ci da sempre l’opportunità di verificare la corrispondenza tra noi e le nostre azioni, il significato del nostro agire. Ciò che è avvenuto ha, infatti, rimesso in gioco le ragioni del mio impegno in politica affinché io possa accertare, se dopo un urto così violento, possono ancora reggere.
So di aver condiviso, in questi giorni, con tante persone lo stupore, la delusione, la rabbia e anche le lacrime per l’incapacità di sostenere, da soli, una ferita così profonda.
A loro e a me stessa, di fronte alla difficoltà di capire se è ancora ragionevole rinnovare o accordare il consenso a questa comunità politica, posso dire con certezza che siamo noi uomini a commettere gli errori, ad essere incoerenti e a tradire i nostri ideali che, nonostante la nostra fragilità e le nostre contraddizioni, perdurano e rimangono intatti.
- Roberta Marchigiani
- 19 Aprile 2019










